Era nato nel 1933, aveva 89 anni. Tra i suoi saggi più famosi “storia europea della letteratura italiana”. Asor Rosa (il cui nome potevasi leggere pure al contrario) non volle mai definirsi “intellettuale organico gramsciano” quanto piuttosto letterato, filosofo, professore. Professore ordinario fin dal 1972 di Letteratura a La Sapienza, storico e saggista instancabile, deputato del PCI dal ’79 all’80 dopo essere uscito dal partito per i fatti d’Ungheria nel ’56, figlio di impiegati, Asor Rosa iniziò a frequentare da studente La Sapienza nei primi anni cinquanta quando si profilarono le tracce evidenti del grande scontro ideologico tra conservatorismo e progresso. Uscito dal PCI nel ’56 collaborerà con riviste come Quaderni rossi e Classe operaia, pubblicando poi il saggio Scrittori e popolo. Deputato del riavuto PCI, diventerà definitivamente professore di letteratura, rivoluzionario e politico negli anni ottanta. Con uno dei suoi ultimi saggi “il Grande silenzio” (Laterza) pubblicato nel 2009, delinerà la scomparsa del nesso tra cultura e politica. Scompare così un altro simbolo del Novecento italico.
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