Primo piano

Sogni e produzione energetica | di Tito Tettamanti

Il consumo di energia in Svizzera è di 58 Terawatt. Le fonti in ordine di importanza sono il petrolio, l’energia nucleare, la forza idrica, il gas più altri minori.
La produzione non copre il consumo per cui dipendiamo pesantemente, specie in inverno, dall’importazione. Purtroppo le nostre attuali difficoltà sono anche la conseguenza di una politica voluta con la “Strategia energetica 2050”. Il compianto Professor Borner e altri avevano avvertito che la proposta del Dipartimento competente (DATEC) era fondamentalmente errata, si basava su sogni e visioni ideologiche più che su fatti concreti.
Oltre a ciò venne decisa l’uscita dalla produzione di energia nucleare. La capa del Dipartimento Doris Leuthard, in fregola di fare la Merkel, ha ottenuto il divieto di costruzione di centrali atomiche con termini di chiusura per quelle esistenti. Purtroppo l’opposizione all’energia atomica ha radici ideologiche che datano dalla guerra fredda. James Lovelock, con il suo libro “The Ages of Gaia” (1988), uno dei padri dell’ecologia, con un successivo libro del 2006 “The Revenge of Gaia” sostiene l’utilità del nucleare quale fonte di energia non inquinante (pagg. 67 e 87).
Oggi dobbiamo constatare come i sogni (previsioni infondate) accompagnati da suggerimenti ideologici e volontà burocratica, l’illusione sulla facilità di importazioni ci hanno messo in una situazione nella quale quest’inverno il Consiglio federale ha raccomandato di fare la doccia raramente, chiudere la luce e abbassare a 20 gradi la temperatura nelle abitazioni.
Per i sogni passati non possiamo far nulla, vediamo di evitare i possibili danni di quelli futuri.
Giustamente si vuol ricorrere massicciamente ad energie rinnovabili, praticamente a quella eolica (vento) e a quella fotovoltaica (sole).
Ma evitiamo che l’euforia ci faccia perdere il senso della misura. Con una legge urgente concernente l’accelerazione delle procedure di autorizzazione degli impianti eolici il Governo spera di contribuire a raggiungere il traguardo di una produzione annua di 35 Terawattore di energia, senza contare quella idrica, entro il 2035. Un grande balzo dai 6 Terawatt di oggi.
Per quanto concerne l’eolico la potenzialità sfruttabile del vento in Svizzera permetterebbe di raggiungere quasi le 30 Terawatt a condizione di installare circa 4.500 pale eoliche. Oggi ne disponiamo meno di 50. È assolutamente escluso di risolvere il problema per questa strada se non vogliamo snaturare il paesaggio.
Il fotovoltaico si presta maggiormente quale fonte di energia rinnovabile. Ma anche in questo caso è opportuno fare dei calcoli. Innanzitutto dobbiamo tenere in considerazione gli spazi necessari per gli impianti destinati alla produzione dei 30 Terawatt. Calcoli previsionali, sicuramente imprecisi come tutte le previsioni, ma indicativi quale ordine di grandezza ci suggeriscono che per raggiungere la produzione richiesta sarebbero necessari oltre 150 chilometri quadrati di superficie netta da ricoprire con il fotovoltaico entro il 2035.
Parliamo di dimensioni irraggiungibili anche snaturando le Alpi con impianti giganteschi.
Infine, per una equilibrata valutazione non si possono dimenticare forze di lavoro e investimenti necessari.
La mano d’opera dovrebbe passare dalle attuali 7.000 persone impiegate alle 25.000, difficili da reperire specie se qualificate.
E i costi? Swissolar valuta per una superficie di 50 metri quadrati una spesa di 26.000 franchi (520 franchi per metro quadrato), cifra ridotta per i tetti degli edifici industriali. L’investimento necessario per raggiungere la meta fissata per il 2035 è stato indicativamente espresso in 70 miliardi, cifra impressionante anche se fosse solo la metà.
Sono senz’altro favorevole al fotovoltaico e i tetti si prestano molto bene (evitando zone dove il soleggiamento è scarso) ma non vorrei che i sogni ci portino a credere che con l’energia rinnovabile risolviamo tutti i problemi dell’approvvigionamento energetico. Senza dimenticare che il vento soffia quando vuole e che non è facile per le rinnovabili l’accumulazione della produzione di punta quale riserva. Come pure che l’aumento di produzione per questa via impone una costosa estensione della rete di distribuzione con pesanti aumenti di costi per le abitazioni più difficili da raggiungere.
Lovelock, pur favorevole, ne riconosceva i limiti calcolando che per supplire alle necessità energetiche dell’Inghilterra di allora sarebbero state necessarie 276.000 pale eoliche.
Quando poi questi problemi vengono dibattuti dai politici attenti agli interessi di bottega e dei soliti approfittatori della manna dei sussidi, che spesso vanno nelle tasche sbagliate e altrettanto spesso falsano il mercato, stiamo in guardia. Diffido da chi sventola bandiere ideali per fare i propri affari.
Vediamo con equilibrio di sfruttare intelligentemente e nel limite del possibile le energie rinnovabili, oltre all’eolico e al fotovoltaico anche il calore ambientale e la geomassa ma vediamo pure di non rinunciare, perché condizionati da avversioni ideologiche, a una delle più importanti fonti non inquinanti, il nucleare.
Parafrasando Alessandro Manzoni: “Avanti Pedro, ma con giudizio!”

Relatore

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