Ci si annoia per molto, ci si entusiasma per tutto. E ci si arrabbia anche, per tutto.
L’ultimo, il più recente caso, è quello della “pesca”. Chiamatelo come volete, “La pesca di Esselunga”, “La pubblicità della pesca”, “la bambina della pesca”, è lo spot della discordia: c’è chi si entusiasma, e chi si mangia il fegato.
Al centro della polemica, una bambina che soffre di mutismo e che si ostina a comprare una pesca all’Esselunga; la mamma la viene a prendere a scuola, in suv (eh, ci mancherebbe) e ricorda i momenti felici, ovvero quelli in cui la bambina rideva e giocava. Sotto casa, la attende il papà: divorziato, la prende in custodia. Solo allora la bambina parla e sorridendo gli porge la pesca: “questa te la manda la mamma” dice. E il padre risponde “va bene, allora stasera la chiamo e la ringrazio”. Insomma, una figlia di genitori separati (o già divorziati) che spera che si possano riconciliare e, ancora, parlarsi.
Hanno strillato le femministe, gli avvocati divorzisti; poi c’è stata l’indifferenza di Elly Schlein e di Paolo Mieli, poi l’entusiasmo di Salvini, che ha giudicato lo spot “poesia” (lui, che con tre donne diverse ha due figli, di cui uno maggiorenne…) e ha esultato la Meloni (anche lei, non sposata). Persino la sorella di Chiara Ferragni è scesa in campo (“io ero come quella bambina…”) ha detto
Insomma, lo spot è riuscito a far parlar di sé: centro.
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