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Custodi: il film di Rossetti | Custodire la Natura, un dovere morale

In tempi passati, davanti a un documentario mi sarei addormentata. Invece, “Custodi”, l’ho seguito dall’inizio alla fine, senza mai annoiarmi un attimo. Un documentario profondo ma narrato con un tono leggero, eppure coinvolgente, che tratta del rapporto dell’uomo con la montagna.

Sono 12 nuclei familiari all’insegna della tradizione ma anche della varietà (single coi loro padri, famiglie con bambini, single coi loro cagnolini, nonne) tutti accomunati da una scelta: vivere a contatto con la Natura.

C’è chi ha abbandonato la città, chi per vivere di formaggio appena munto, chi per gestire un rifugio, chi un agriturismo, chi la propria famiglia, oppure chi, nella Natura, c’è sempre nato: incontriamo così il pescatore di Venezia, ma anche l’archeologo che scopre fossili pesci di milioni di anni fa all’interno di pietre preistoriche.

Se, da un lato, alcune scelte possono sembrare inverosimili e poetiche, dall’altro, il taglio documentaristico e l’indagine serrata dona allo spettatore una speranza di evasione dalla frenesia della modernità. Non è, certo, soltanto evasione: si tratta – anche e soprattutto – di un dovere morale: quello di difendere e preservare la montagna. Che siano le Dolomiti, le Alpi Svizzere, la Laguna di Venezia, la foce del Po, la pianura Padana: tutte accomunate dalla salvaguardia e dalla sostenibilità, di cui oggi – all’epoca degli allevamenti intensivi e del riscaldamento globale – c’è un assoluto bisogno.

  • Nella scena: l’episodio dell’abitante del Veneto che si commuove di fronte alla catastrofe naturale della Tempesta Vaia del 2018 che sradicò milioni di pini. Toccante.

Il film, di Mario Rossetti, Docente di cinema all’Università di Udine, autore di saggi sul film etnografico e il cinema italiano, direttore di festival, che come autore e regista ha realizzato una trentina di titoli, molti dei quali presentati in vari festival, tra cui l’ultimo, quello di Trento, recita: I luoghi appartengono a chi li “abita”, ovvero a chi ne ha cura e li sente essenziali alla propria identità. Nulla a che fare con la proprietà o il possesso: è costruire, difendere, custodire. I veri custodi li riconosci per la profonda padronanza del territorio nel quale vivono e lavorano, acquisita dapprima attraverso la lezione dei padri, poi con l’osservazione attenta, la dedizione, la fatica: una consapevolezza dei luoghi intagliata nel volto e nelle mani, scolpita nella memoria e nell’anima.

Relatore

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