Primo piano

Giulia Checchettin, una riflessione

Solare, sorridente, esile. Un dramma alle spalle: la morte della mamma; una famiglia che l’ama: sorella, papà, zii. Soprattutto: un futuro di fronte, una carriera, una laurea. In ingegneria biomedica, sul trapianto dei tessuti tracheali. Infine, una scelta, un cambiamento: scuola di fumetto, a Ravenna.

Torvo, forzuto, possessivo. Indietro, rispetto alla fidanzata, negli studi. Prevaricante, nelle foto. Lui la sovrasta, la schiaccia, lei gli si appoggia, gli arriva appena alle spalle.

Erano stati l’uno il primo amore dell’altra, e viceversa. Poi, lei aveva capito che qualcosa non andava: lui possessivo, la controllava e lei provava disagio ogni volta che era con lui. Così, otto mesi fa, lo aveva lasciato.

Aveva deciso di rimanere amica, così aveva accettato di essere accompagnata da lui a comprarsi un paio di scarpe eleganti. Il 16 novembre, Giulia Cecchettin si sarebbe dovuta laureare. La sua sedia, però, alla seduta di laurea, era rimasta vuota.

Due giorni dopo, ieri, 18 novembre, il corpicino di Giulia è stato trovato in un canalone vicino a Pordenone, scivolato da un dirupo di oltre 50 metri.

Filippo Turretta l’ha colpita con violenza, fino a renderla “esanime”, in una strada nella zona industriale di Fossò. Lo certificava un video, che faceva presagire il peggio. Poi, l’ha trascinata e caricata nel bagagliaio della sua Grande Punto. Dopo più di cento chilometri, dopo averla accoltellata 20 volte – in testa, sul collo, sulle mani e sulle braccia – ha preso in braccio il suo corpo, è sceso lungo un dirupo e lo ha deposto sotto una grande roccia, coprendolo con dei sacchi neri.

Quando è morta Giulia? Lo stabilirà l’autopsia. Si spera che, nonostante il minuto di silenzio nelle scuole, previsto per martedì, Giulia non divenga soltanto un numero – la 103esima vittima della violenza sulle donne.

Si spera che il Governo si attui concretamente per fare qualcosa. Ma cosa? I miei allievi, quindicenni, non sapevano nemmeno chi fosse “la ragazza scomparsa”. Ascoltano canzoni che inneggiano alla violenza sulle donne, alla donna oggetto. E non è, questa, educazione alla violenza?

La vicenda di Giulia, per la quale tutta Italia aveva sperato sino all’ultimo in un lieto fine, spezza il cuore e lascia ancora una volta allibiti per l’immane crudeltà dell’uomo.

Relatore

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