NOTA. L’autrice dell’articolo, che predilige le opere “classiche”, si esprime in forma provocatoria e polemica su alcuni esponenti dell’arte moderna o contemporanea.
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Opere da visitare in Ticino
Il Canton Ticino, che in passato apparteneva al Ducato di Milano (1395-1797), durante il glorioso periodo del rinascimento è stato meta e terra natale di celeberrimi artisti, come i fratelli Solari (1420/29-1482), nati a Carona, o Bernardino Luini e il Bramantino (1465-1530), le cui opere sono visibili rispettivamente a Lugano e sopra Locarno. Inoltre, come afferma Pedretti, direttore dell’Armand Hammer Center for Leonardo studies di Los Angeles, sempre a Locarno vi è un’opera architettonica da attribuire a Leonardo da Vinci stesso, ossia il celebre Rivellino presso il Castello visconteo. La storia del Bramantino, l’artista che ha affrescato la misteriosa madonna dei vangeli apocrifi presso il Santuario della Madonna del Sasso sopra Locarno, assomiglia a una fiaba a lieto fine. Restato orfano e povero in giovanissima età, per sfuggire alla morte di stenti andò a lavorare presso la bottega di un orafo, e grazie al suo talento si guadagnò il ruolo di pittore e architetto ducale da Francesco II Sforza. Forse fu proprio l’asprezza della sua vita a caratterizzare il suo stile pittorico inconfondibile, in bilico tra il gotico ed il neoclassico, riconoscibile dalle fredde sfumature innaturali e dalle figure azzardate, come il celebre rospo morto nel trittico della Madonna con il Bambino tra i Santi Ambrogio e Michele arcangelo, oggi conservato in Brera a Milano.
A Lugano, nella chiesa di Santa Maria degli Angioli, sita a pochi metri dal LAC, vi è uno dei più imponenti affreschi appartenenti alla scuola leonardesca. Bernardino Luini, artista nato a Dumenza e divenuto presto seguace di Leonardo da Vinci, ha realizzato questo eccelso capolavoro raffigurante la Passione e la crocefissione di Cristo nel 1529. Inoltre è celebre per aver eseguito altre grandiose opere a Como, Saronno e Pavia, tra cui gli interni della splendida Chiesa di San Maurizio Maggiore a Milano.
Durante il glorioso periodo rinascimentale la fama di un artista era data invece da tre principali elementi, ossia la meritocratica capacità in senso stretto tecnica (valore della mimesis, ossia l’arte di riprodurre fedelmente il vero), il prestigio di chi gli commissionava le opere e, soprattutto, il nome di colui che l’aveva cresciuto in bottega. Eccellenti dal punto di vista tecnico, pionieri della nuova tecnica dello sfumato, scrupolosi osservatori del vero e sovente chiamati ad affrescare i palazzi più belli del Ducato di Milano, gli allievi di Leonardo da Vinci hanno segnato profondamente l’era rinascimentale lombarda, da Locarno sino a Padova.
L’allievo prediletto di Leonardo
Leonardo da Vinci non ha mai avuto una vera e propria scuola, ma lavorando in svariati cantieri in pubblico ed avendo partecipato attivamente alla vita della città di Milano ha potuto diffondere il suo stile. L’unico allievo diretto di Leonardo è Francesco Melzi . Il discepolo, accusato persino d’intessere una relazione amorosa col maestro, andò a prestare servizio presso la bottega del poliedrico artista toscano all’età di soli 15 anni. Di nobili origini e raffinata mano, Francesco seguì Leonardo attraverso le corti d’Europa sino al giorno della sua morte, avvenuta nel 1519, in cui lo designò unico erede di tutta la sua preziosa produzione letteraria.
A quei tempi i ragazzini educati all’arte, intesa come strumento per elevare l’animo umano, dipingevano già come gli adulti, mentre oggigiorno artisti adulti creano scarabocchi aberranti e inutili contraffacendoli per opere d’arte in virtù d’una qualche assurda e perversa concezione di creatività. Speriamo che il LAC, che espone nella sua collezione permanente le deludenti lamiere arrugginite di Mimmo Paladino, le insipide scelleratezze di Ugo Rondinone e che spende tantissima energia per dare un lustro sproporzionato ad un artista come Calderara, i cui quadratini allineati sembrano le espressioni d’insanità di un bambino autistico, riesca ad investire i soldi pubblici per mettere in luce quegli artisti davvero bravi e di talento che, come il Bernardino Luini, hanno dato motivo d’orgoglio al nostro amato cantone.
Liliane Tami
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