Estero

Un’inchiesta del New York Times getta luce sull’omicidio dello scienziato nucleare iraniano

L’inchiesta pubblicata negli scorsi giorni dal NYT ha svelato gli inquietanti retroscena dietro alla tragica morte del “padre” del nucleare iraniano, Mohsen Fakhrizadeh. Fisico di spicco, Fakhrizadeh fu ucciso lo scorso 27 novembre 2020 nei pressi della sua abitazione in una località turistica vicino a Teheran. Stando a quanto rivela il NYT, lo scienziato è stato ucciso da un’arma-robot, espressione di un’avanzata tecnologia manovrata con ogni probabilità dagli uomini del Mossad, attraverso comandi satellitari. L’inchiesta è stata condotta basandosi sulle dichiarazioni della moglie sopravvissuta all’attacco e dal figlio, nonché sui colloqui con agenti americani e israeliani.

Nel tentativo di eliminare ogni traccia della particolare arma, il camioncino sui cui era trasportata era stato distrutto immediatamente dopo l’attacco in un’esplosione ma l’incendio non ha danneggiato completamente l’arma. Si è scoperto così che è stata prodotta in Belgio e anche chi l’aveva acquistata.

La figura di Fakhrizadeh faceva paura a molti a Gerusalemme e il governo iraniano l’avrebbe avvisato più volte che rischiava di incontrare presto la morte. Intenzionato a portare l’Iran ad avere una testata atomica, era proprio lui a guidare gli sforzi in questa direzione ed era ben consapevole di essere al centro di complotti e oggetto di minacce.

Nonostante questo, la sua scorta girava in un’auto al seguito e lui ha sempre preferito cercare di vivere una vita normale piuttosto che circondato dalle guardie del corpo. “L’uccisione – scrive il NYT – era stata pianificata a Washington durante una serie di incontri a inizio 2020 tra il direttore del Mossad, Yossi Cohen, e alti funzionari americani: compreso l’allora presidente Donald Trump, il segretario di Stato Mike Pompeo e l’allora capo della Cia Gina Haspel”. La scelta di agire proprio con l’amministrazione Trump al governo non fu casuale: “Per uccidere un alto funzionario iraniano, atto potenziale di guerra, serviva l’assenso degli Stati Uniti. Ciò significava agire prima che Biden entrasse alla Casa Bianca. Nella speranza di far così anche fallire ogni possibilità di resuscitare l’accordo nucleare”.

MK

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