Ticino

Mésoniat stronca la presentazione di “Russofobia” al Rivellino

(Il titolo si riferisce all’articolo odierno pubblicato a pagina 11 sul GdP)

2016

Si è tenuta ieri sera al Rivellino Leonardo da Vinci (proprio all’interno del fortino) l’attesa presentazione del saggio “Russofobia” dell’autore svizzero Guy Mettan. Hanno parlato nell’ordine: Davide Rossi, Sandro Teti (editore della versione italiana dell’opera), Larissa Conti, Tanja Kern, Paolo Sciolli.

Al termine delle esposizioni e degli interventi del pubblico è stato proiettato uno stupendo documentario di Elena Gladkova sulla metropolitana di Mosca, autentica meraviglia del mondo.

Sono intervenuti nella discussione Armando Dadò, Claudio Mésoniat e Paolo Camillo Minotti.

* * *

Sotto il titolo “La russofobia vista dai russofili” l’ex direttore del Giornale del Popolo pubblica – a tempo di record – un articolo piuttosto acido di sostanziale stroncatura dell’evento voluto e organizzato da Arminio Sciolli.

Il merito principale di Mésoniat è evidente: essere venuto al Rivellino (“È la prima volta!” ha dichiarato trepido con il candore di una fanciulla).

La colpa di Mésoniat lo è altrettanto: non aver letto il libro. Gli avrei volentieri regalato il mio, ma ne possedevo un’unica copia, agevolmente acquistata alla libreria Segnalibro diretta da una mia ex alunna.

Leggiamo subito l’impietoso Mésoniat-pensiero: “Un manipolo di relatori un po’ abborracciato, di cui l’ospite, Sciolli [Arminio] non ha probabilmente curato molto l’assortimento”.  “Il tono monocorde dei loro punti di vista”. “Tutto un coro di inossidabili russofili, con legittime simpatie putiniane e meno legittime nostalgie sovietiche”. [Credo che il più perfetto esempio di Stato sia, agli occhi del professor Davide Rossi, … la Germania Orientale di Ulbricht. Sono quasi certo che una sera, in vena di confidenze, me l’abbia confessato]. “Una sfilata di militanti poco interessati, purtroppo, al libro…”.

Botte da orbi. La domanda è: ha qualche ragione l’infastidito ex direttore? Forse sì. Ad esempio, si sarebbe ben potuto invitare un “politicamente corretto”, con il compito di perorare le tesi filo-americane e filo-UE. Sarebbe stato un bel gesto, meglio: un gesto accorto.

Secondo me ciò che ha più irritato Mésoniat è il fatto che nessuno dei relatori abbia prestato tempo e attenzione alle tematiche religiose, che Guy Mettan sviluppa con ampiezza e profondità, seguendo accuratamente il corso della storia. Dai tempi di Carlo Magno, allo Scisma (1054), alle dispute teologiche tra ortodossi e papisti, eccetera eccetera. Un discorso di alto contenuto culturale che non è stato quasi sfiorato dai relatori, tutti intenti a vituperare la losca disinformazione dei nostri media servili sulla recentissima crisi ucraina.

Questo fatto al buon Mésoniat è rimasto sul gozzo. Lo dico io, che sono (immagino) un “inossidabile russofilo, militante poco interessato al libro”. Ma forse io no, Claudio non mi accuserebbe così crudelmente.

Hai fatto bene a venire. Hai fatto bene a scrivere il tuo articolo.

* * *

Rimane attuale la possibilità di organizzare in settembre una presentazione di “Russofobia” a Lugano, con modalità in parte diverse e un maggiore coinvolgimento del pubblico. Io però la mano sul fuoco non ce la metto, perché già lo fece Muzio Scevola e la sua mano ne uscì incenerita.

* * *

Il libro di Mettan è un libro a tesi e, naturalmente, sotto certi aspetti può essere attaccato dagli avversari. La domanda più spontanea che viene allo spirito è: la fobia di quale Russia? La Russia di Kiev (anno mille)? Di Ivan il Terribile? Di Pietro il Grande? Di Caterina? Di Lenin e Stalin? Di Krusciov? Di Gorbaciov? Eltsin? Putin?

La risposta di Mettan è netta: fobia della Russia, e basta. Come se ci fosse una “gran madre Russia” che tutto comprende e tutto avvolge. Dagli Zar despoti semidivini all’onnipotente Dittatore sovietico.

Si possono mettere tutti in un fascio, quali bersagli di una malevole RUSSOFOBIA ? Guy Mettan dice di sì, e in ogni caso ci prova alla grande.



L’editore Sandro Teti, giunto da Roma

Tanja Kern (sin.) e Larissa Conti

La regista Elena Gladkova



Relatore

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