Primo piano

Napoleone, o piuttosto “Giuseppina” | recensione

Ho finalmente visto Napoleon di Ridley Scott. Le scene delle battaglie di Austerliz, Borodino e Waterloo sono impressionanti. Poco importa che la tattica militare non sia pedissequamente fedele alla divulgazione di pedanti storici che vantano più cabarettismo che cultura. A costoro dico: provateci voi, a girare scene simili! Voi, tali capolavori non li sapete nemmeno immaginare!

Poco importa che Napoleone non fosse presente all’esecuzione di Maria Antonietta: ancora, agli storici che lamentano tale “invenzione” risponderebbe volentieri Aristotele quando nella Poetica scrisse che il teatro non è tenuto a seguire parimenti la storia, poiché l’artifizio poetico rappresenta l’universale, la storia il particolare. Bene ha fatto Ridley Scott a rispondere a coloro che gli contestavano tale punto; “fatevi una vita!”. Ci sono centinaia di monografie, riguardo Maria Antonietta, la sua esecuzione e chi era presente quel 16 ottobre 1793. L’esecuzione di Maria Antonietta – come Robespierre che si spara per sbaglio alla mascella – serve per trasmettere l’orrore che, in realtà, fu la Rivoluzione Francese. (Da troppo tempo, invece, mistificata). Napoleone si trova, quindi, a dover fermare il sangue trasbordante dal Terrore.

Napoleone conquista Tolone, strappandola agli Inglesi e viene proclamato generale. Di qui, la sua epica ascesa. Un ottimo film, dunque. E, per questo, peccato, davvero. peccato sì, perché il film presenta un enorme squilibrio tra un’epica ricostruzione delle battaglie e una caricaturale vita privata di Bonaparte.

Tanto valeva intitolarlo a Giuseppina, più a che a Napoleone, questo film. In provato, Bonaparte ci appare come un piccolo uomo affamato di sesso, che grugnisce ogni volta che si accoppia. Comprensibile, l’ira dei francesi. In Egitto, Napoleone scrive a Giuseppina “l’Italia si è arresa senza combattere”. Certo, vallo a dire ai soldati di Marengo o, peggio, della Serenissima. Contiamo poco agli occhi dell’Europa, figurarsi agli occhi del mondo.

Napoleone ebbe tante altre donne (se ne contano ventitré). All’Elba e a Sant’Elena scriveva continuamente a Maria Luisa, la sua seconda sposa, l’unica che gli generò l’erede, il figlio dell’Impero. A costei viene data la stessa importanza della damina con cui Napoleone effettuò (con successo) la propria prova di fertilità.

Sì, è vero che dalle lettere emerge un rapporto passionale con Giuseppina (precedente a quello di Maria Luisa) e Ridley Scott è parso quasi ossessionato da tale rapporto. Ma è anche vero che c’è tutta una letteratura sul primo incontro tra Napoleone e la figlia del suo nemico sconfitto Francesco I. Di come la incontrò a Compiege, di come la riempì di doni, di come ne fu strettamente geloso da farla sorvegliare ventiquattro ore su ventiquattro, di come ne lodò la bellezza, la freschezza, l’altezza, l’innocenza…. Nulla di tutto questo. Maria Luisa (per nulla somigliante) appare in tre secondi nei quali viene subito invitata “in camera da letto”. Ridley, se vogliamo fare gossip, facciamolo per davvero. Se l’ossessione di Napoleone era generare un erede, perché non mostrare la sua altrettanta ossessione per la madre di suo figlio, perché non mostrare un figlio grandicello, anziché sempre pargolo infante? A tal riguardo, manca il benché minimo accenno alla vita, tragica e fatale, dell’Aiglon.

Totalmente assente l’accenno a Maria Walenska, la sua amante polacca. In molti hanno attaccato la recitazione di Joaquin Phoenix. Lui, invece, è ottimale. Vanessa Kirby, piuttosto, non sembra degna di essere candidata all’Oscar. Per nulla somigliante a Giuseppina (che era creola, piccola e minuta, dalla pelle scura), Vanessa (altissima, col mento sfuggente e gli occhi azzurri) è troppo giovane per interpretare Giuseppina e le scene che fa più frequentemente sono a gambe aperte. Perché insistere su ciò che accadeva nella camera da letto dell’Imperatore? Lo sappiamo, lo immaginiamo, non c’è bisogno di riprodurlo almeno cinque volte. Così, non si può nemmeno fare vedere nelle scuole. Peccato, di nuovo, perché i “riassunti storici” con i sottotitoli e le date della sequenza di eventi sono un lavoro straordinario, che danno la polvere ai dormienti documentari scolastici su Bonaparte.

Infine, i titoli di coda. Un numero impressionante di morti. Tutti generati da Napoleone, così sembra. Eppure, non combatteva da solo.

Lo sguardo troppo anglofono, morboso nella sessualità e nel privato, fanno di Napoleon un film controverso.

Le musiche scelte ad hoc (russe per la campagna di Russia, in corso per l’Elba, il ça ira iniziale) rendono Napoleon di un’atmosfera unica e difficilmente raggiungibile.

Di certo, avrebbe potuto coinvolgere di più. Si ha la sensazione di una mancanza, di un film “a metà”. Ecco tutto.

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