Il caso Dreyfus fu uno dei più clamorosi scandali politico-giudiziari della storia francese, emblema delle tensioni tra antisemitismo, giustizia militare e libertà civili. Si svolse tra il 1894 e il 1906 e coinvolse Alfred Dreyfus, un ufficiale dell’esercito francese di origine ebraica, accusato ingiustamente di tradimento.
Alla fine del XIX secolo, la Francia era una repubblica giovane, instabile e attraversata da profonde divisioni politiche e sociali. L’antisemitismo era molto diffuso, alimentato anche dall’ondata nazionalista dopo la sconfitta nella guerra franco-prussiana del 1870.
Nel 1894, documenti trovati nell’ambasciata tedesca a Parigi indicarono la presenza di una talpa nell’esercito francese. Alfred Dreyfus, uno dei pochi ufficiali ebrei dello stato maggiore, fu accusato di spionaggio sulla base di prove fragili, tra cui una lettera (il “bordereau”) attribuita alla sua calligrafia.
Dreyfus fu processato da un tribunale militare in un’atmosfera di forte pregiudizio. Nonostante la mancanza di prove concrete, fu dichiarato colpevole di alto tradimento e condannato alla deportazione sull’Isola del Diavolo, nella Guyana Francese, il 22 dicembre 1894.
Nel 1896, Georges Picquart, capo del servizio segreto francese, scoprì che le prove contro Dreyfus erano false e che il vero colpevole era un altro ufficiale, Ferdinand Walsin Esterhazy. Tuttavia, l’esercito cercò di insabbiare la verità, spingendo Picquart al silenzio.
Il caso Dreyfus divenne pubblico nel 1898, grazie all’intervento di Émile Zola. Il suo articolo J’accuse! (pubblicato sul quotidiano L’Aurore) denunciò la corruzione e l’antisemitismo nell’esercito e nel governo, scatenando un dibattito nazionale che divise l’opinione pubblica tra dreyfusardi (sostenitori di Dreyfus) e antidreyfusardi.
La pressione dell’opinione pubblica e nuove prove portarono a un secondo processo nel 1899. Tuttavia, Dreyfus fu nuovamente condannato, sebbene con attenuanti. Pochi giorni dopo, il presidente della Repubblica gli concesse la grazia, ma Dreyfus continuò a lottare per la completa riabilitazione.
Nel 1906, la Corte di Cassazione annullò definitivamente la condanna, riconoscendo l’innocenza di Dreyfus, che fu reintegrato nell’esercito con il grado di maggiore.
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