Al Primo Ministro Benjamin Netanyahu,
Mi chiamo David Levi e sono il padre di Moshe, uno dei tanti israeliani ancora tenuti prigionieri da Hamas. Scrivo questa lettera non come politico, non come esperto militare, non come cittadino con ambizioni — ma come padre. Un padre che da mesi non dorme, non respira, non vive. Solo aspetta. E soffre.
Mio figlio è ancora là. Vivo? Morto? Ferito? Nessuno ce lo dice. Nessuno sembra volerlo sapere davvero. Ogni giorno che passa senza notizie, ogni giorno in cui il governo tace o gioca con parole vuote, è una coltellata al cuore.
Signor Primo Ministro, lei è il capo di questo Paese. Lei ha il potere, le risorse, le leve politiche. Ma la domanda che non riesco a togliermi dalla testa è: ha ancora l’umanità?
Abbiamo visto operazioni, bombardamenti, conferenze stampa, promesse, slogan. Ma non abbiamo visto risultati. E soprattutto, non abbiamo visto un impegno assoluto, instancabile, viscerale — quello che ogni padre si aspetterebbe da un leader che sa cosa significa perdere un figlio.
Sono furioso. Non solo per l’inerzia, ma per la sensazione terribile che la vita di mio figlio sia diventata una pedina politica. Un numero in un’equazione strategica. Una statistica da gestire. Ma per me, per noi, è il mondo intero.
Ci avete chiesto pazienza. Ci avete chiesto fiducia. Abbiamo dato tutto. Ora vi chiediamo risposte. Vi chiediamo coraggio. Vi chiediamo di guardare negli occhi ogni famiglia che ha un figlio, un padre, una sorella laggiù, e dire: “Farò tutto, ma davvero tutto, per riportarli a casa.” Perché se non potete farlo, o non volete, allora che senso ha parlare ancora di sicurezza, di patria, di valori?
Lei dice: “Non ci fermeremo finché non saranno liberi.” Bene. Quando? E a quale prezzo? Perché ogni giorno che passa, il prezzo lo paghiamo noi — con le nostre lacrime, con il nostro dolore, con la paura che divora ogni speranza.
Le chiedo, come padre: si ricorda cosa vuol dire essere padre? Se fosse suo figlio là, avrebbe già firmato ogni accordo, già percorso ogni strada.
Faccia ciò che va fatto. Non domani. Oggi.
Con tutto il dolore e la rabbia che un padre può avere,
David Levi
Padre di un ostaggio ancora vivo, ancora in attesa.
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