Il mito di Er, narrato da Platone nel Libro X della Repubblica, è un racconto escatologico e filosofico con cui il dialogo si conclude. Si tratta di una visione dell’aldilà, il cui scopo è fornire una giustificazione morale alla giustizia: mostrare che vivere rettamente conviene, perché ha conseguenze eterne per l’anima.
Er, figlio di Armenio, era un soldato della Panfilia morto in battaglia. Dopo dodici giorni sul campo di battaglia, il suo corpo non si era ancora decomposto, e quando fu portato al rogo funebre, ritornò in vita. Raccontò allora ciò che aveva visto nell’aldilà.
La sua anima, insieme a quelle di altri defunti, aveva viaggiato verso una piana sovrannaturale dove si trovavano due coppie di aperture, due che portavano verso l’alto (il cielo) e due verso il basso (l’abisso). I giusti salivano verso il cielo, mentre gli ingiusti scendevano nel Tartaro per essere puniti. Dopo un periodo determinato, le anime ritornavano e dovevano scegliere una nuova vita.
Le anime, giunte davanti alle Moire (Lachesi, Cloto e Atropo), ricevevano un numero in sorte e venivano invitate a scegliere una nuova esistenza da un assortimento di vite umane e animali, tutte già determinate nel loro sviluppo. Alcune erano vite di re, tiranni, uomini comuni, donne virtuose, animali domestici o selvaggi. Ogni anima sceglieva liberamente, ma la scelta determinava il destino dell’anima nella reincarnazione. Er racconta che molte anime sceglievano male, ingannate dalle apparenze e dalla sete di potere, senza aver riflettuto sul significato del bene e del male.
Dopo la scelta, le anime si dirigevano verso la pianura del Lete, dove bevevano l’acqua dell’oblio e si reincarnavano. Solo Er non bevve, per poter riferire tutto agli uomini.
Il mito di Er ha un forte significato etico e pedagogico:
Platone, attraverso il mito di Er, trasforma la fine della Repubblica in una profonda riflessione sull’immortalità dell’anima e sulla responsabilità morale dell’individuo. Il mito non è solo un racconto fantastico: è una parabola filosofica che invita alla giustizia, mostrando che le scelte morali non riguardano solo la vita presente, ma hanno implicazioni eterne.
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