Approvato l’odg della Lega: al via la valutazione per introdurre il trattamento su base volontaria
Con l’approvazione dell’ordine del giorno presentato dall’on. Igor Iezzi, capogruppo della Lega in commissione Affari Costituzionali, il Parlamento ha compiuto un passo significativo nella lotta contro i reati sessuali. Il testo, incluso nel contesto del Decreto Sicurezza, impegna il Governo a istituire una commissione di valutazione per analizzare, nel rispetto della Costituzione e dei trattati internazionali, la possibilità di introdurre in Italia la castrazione chimica volontaria per coloro che siano stati condannati per violenza sessuale o altri gravi reati di natura sessuale.
Questa proposta non è nuova in Europa: Germania, Polonia e altri Paesi prevedono già misure simili, talvolta su base obbligatoria o come condizione per la libertà vigilata. In Italia il dibattito è sempre stato acceso, ma oggi si intravede una possibile svolta.
Chi subisce una violenza sessuale non ne esce mai davvero indenne. Le ferite sono profonde, spesso irreversibili: trauma psicologico, perdita dell’autostima, disturbi post-traumatici, compromissione delle relazioni affettive e della fiducia negli altri. Le vittime non sono solo numeri nelle statistiche: sono persone che vedono la propria esistenza spezzata, e che spesso non trovano giustizia adeguata.
Ma non è solo una questione individuale. I reati sessuali hanno ripercussioni sull’intera società: alimentano paura, inaspriscono il clima sociale, minano il senso di sicurezza collettiva. Prevenire efficacemente questi crimini non è solo un dovere verso le vittime, ma un investimento nella salute morale e civile della nazione.
La castrazione chimica non è una punizione medievale, ma un trattamento farmacologico che riduce temporaneamente il desiderio sessuale, usato in medicina anche per la cura di alcuni tumori. La proposta della Lega prevede l’applicazione volontaria, su soggetti già condannati, in un contesto medico e giudiziario controllato.
Non si tratta di vendetta, ma di prevenzione. Non si tratta di violare diritti, ma di proteggere chi ha già visto i propri calpestati. L’obiettivo è chiaro: ridurre il rischio di recidiva, che, in alcuni casi, può essere alto e devastante. Uno strumento in più, accanto a cure psicologiche, controlli e percorsi riabilitativi.
L’ordine del giorno non introduce ancora la misura, ma apre formalmente il confronto. Ed è questo il merito più grande: affrontare con serietà e senza ipocrisie una realtà che troppe volte si preferisce ignorare. Una società che tutela davvero le donne, i minori, i più vulnerabili, deve essere pronta ad assumersi anche decisioni difficili.
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