Politica

Due presidenti contro Zali

La gestione del lupo in Ticino è un disastro che ricade interamente su Claudio Zali. I numeri sono
impietosi: tra il 1° febbraio 2024 e il 31 gennaio 2025, il Vallese ha abbattuto 35 lupi, i Grigioni 48,
mentre in Ticino solo 3. E non solo: a conferma dell’insuccesso, il 70% degli alpeggi non è
nemmeno proteggibile. Il direttore del DT ha fallito clamorosamente, mettendo in pericolo la
sicurezza dei contadini e distruggendo il lavoro e la vita di molti che, a causa del suo manifesto
disinteresse, se non addirittura disprezzo, sono costretti ad abbandonare alpeggi e attività
agricole.

Il Gran Consiglio ha già preso posizione, approvando un piano cantonale per la gestione del lupo
che richiede misure concrete e urgenti. Tuttavia, il Dipartimento del Territorio, sotto la guida
del Consigliere di Stato leghista, continua a fare melina, con gravi ripercussioni per i
contadini. Non solo non ha gestito la situazione, ma ha anche reso ancora più difficile la
vita di chi lavora con fatica e dedizione sulle nostre montagne.

Ieri, Il Mattino della Domenica, che per anni ha avuto un occhio di riguardo per Zali, si è trovato
costretto a prendere atto dei suoi fallimenti. Se avesse avuto il coraggio di chiedergli un passo
indietro e riconoscere gli errori a suo tempo, la situazione del lupo e di altre problematiche
sarebbe sicuramente migliore. Il Mattino della domenica, “organo ufficioso” del Movimento
leghista, ha finalmente messo in luce la realtà: la gestione del lupo è fuori controllo. La Lega dei
Ticinesi, di conseguenza, non può più relativizzare i fallimenti del suo Consigliere di Stato.
Chiediamo con urgenza che il Consiglio di Stato imponga a Zali e al DT misure concrete e
tempestive, rendendole pubbliche. Non possiamo più tollerare che il suo disinteresse e
disprezzo continui a compromettere la sicurezza dei nostri agricoltori e il futuro delle
regioni periferiche. Se il Direttore del DT non è in grado o meglio, non vuole agire, il
Consiglio di Stato deve allora intervenire rapidamente, ritirandogli le competenze in merito
alla gestione del lupo. Non è il momento per altri mini arrocchi o ulteriori pasticci
organizzativi, ma per un’azione decisa a tutela di un settore economico importante per il
Cantone.

Diversamente da Zali, noi difendiamo chi vive nelle periferie e nelle valli, chi lavora con impegno
per mantenere le proprie tradizioni e attività, chi mantiene la propria famiglia con il suo duro
lavoro. La vita di un contadino, che combatte quotidianamente contro il lupo e le sfide del suo mestiere, è molto più ardua di quella di chi, confinato nel Palazzo delle Orsoline, presume di
sapere cosa sia giusto o sbagliato per un settore economico cruciale.

I contadini di montagna meritano risposte concrete, non promesse vuote. È ora di agire per
proteggere il nostro territorio, le nostre tradizioni e il nostro futuro. Il Consiglio di Stato agisca,
subito.

Piero Marchesi, Presidente UDC
Fiorenzo Dadò, Presidente Il Centro

Relatore

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