Cultura

La Primavera di fuoco del 1945 – Dittatori, Patrioti, Bombe – così morì un secolo di sangue

La Primavera del ’45 fu forse la più infuocata della storia dell’umanità. Le ombre lunghe di quell’atroce guerra che era parsa non voler mai finire si propagate per tutta l’estate successiva, con scontri, rappresaglie e i 18mila collaborazionisti in Francia e i 12 mila in Italia assassinati ad incrementare il numero dei 50milioni di morti.

Yalta e Dresda, Roosevelt

L’inverno che era preceduto aveva principalmente visto alternarsi l’immane bombardamento americano con la conseguente distruzione della goethiana città di Dresda tra il 13 e il 14 febbraio 1945 e la tesa e pacata conferenza di Yalta, in Crimea, conclusasi esattamente due giorni prima del bombardamento, l’11 febbraio 1945, ultimo incontro tra Stalin, Roosevelt e Churchill. I due presidenti, rappresentanti della democrazia parlamentare anglosassone, e il dittatore sovietico, si erano incontrati per spartire al mondo la Germania, il paese colpevole della carneficina mondiale. Una parte alla Polonia, una alla Jugoslavia, un’altra alla Romania, un’altra ancora alla Bulgaria. Risiko. Roosevelt era stanco e malato, e pur conservando la tenacia e la temperanza che lo avevano aiutato nel sostenere un’America stremata dalla crisi del ’29, durante le radiofoniche firechats “conversazioni del focolare”, mostrava il peso di una vita intensa, immersa per lunghissimi anni nella battaglia per la civiltà e trovatasi, suo malgrado ma con forza e tenacia, nel mezzo di un massacro senza precedenti. Due mesi dopo, il 12 aprile 1945, si sarebbe spento, lasciando (nel paese che soleva appellare “my friends” scendendo dal piedistallo presidenziale) il ricordo di una patriottica personalità senza eguali.

Primavera 1945

Nello stesso periodo l’esercito tedesco crollava su tutti i fronti, così come s’infrangeva la Repubblica di Salò fondata due anni prima da un Mussolini che come estremo tentativo voleva ritornare alle origini dell’antico socialismo, ombra del fascio. Il 25 aprile del 1945 il CLNAI (Comitato di Liber azione Nazionale Alta Italia) faceva scattare l’insurrezione partigiana nel Nord d’Italia, mentre un anno prima il fuggiasco Vittorio Emanuele III (la cui tomba ad Alessandria d’Egitto sta ora per essere distrutta dall’Isis), aveva ceduto il regno a Umberto di Savoia, avendo formato, con un Togliatti tornato dall’esilio, il primo governo di unità nazionale (24 aprile 1944). Due giorni dopo, il 28 aprile 1945, Mussolini e la Petacci venivano fucilati a Dongo, per poi essere impiccati per i piedi a Piazzale Loreto. Due giorni dopo ancora, Hitler e la Braun si suicidavano nel bunker segreto, seguiti da Goebbels, che prima di togliersi la vita ingerendo cianuro il 1° maggio 1945, aveva ucciso i suoi sei figli, carbonizzandoli, che aveva chiamato tutti con l’iniziale H, in onore del Führer. il 7 maggio la Germania firmava una resa senza condizioni.

La Bomba Atomica

Si erano arresi tutti, mancava solo il Giappone. Il nuovo presidente Truman non disdegnò l’atomica. E l’estate si macchiò di fuoco e di sangue. 160mila i morti in totale tra Hiroshima e Nagasaki, rispettivamente bombardate il 6 e il 9 agosto, con conseguente resa senza condizioni dell’ormai (troppo tardi) piegato imperatore Hirohito. E così il 2 settembre, sul far dell’autunno, si chiuse simbolicamente, con la fine della guerra, il secolo dagli storici considerato il peggiore, il ‘900. Si era macchiato dei primi campi di concentramento (nella guerra franco boera in Rhodesia, in Sud Africa) sino a quelli nazisti e a quelli fascisti, di due guerre, atrocemente moderne, di gas tossici, di bombe atomiche.

Si apriva l’era del Capitalismo di mercato, dell’Imperialismo statunitense, dell’egemonia americana su un’Europa dilaniata, di russofobiche tendenze guerresche, incommensurabilmente vorticanti nell’ancestrale tensione umana all’autodistruzione dei popoli.

Chantal Fantuzzi

Relatore

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