di Giovanni Balducci
Nel folclore medievale, la Vouivre – una creatura serpentina spesso rappresentata come dotata di ali e con un rubino sul capo – era associata a corsi d’acqua, sorgenti e tesori nascosti. Secondo la tradizione, essa simboleggiava la forza vitale della terra, presente in luoghi come fiumi, fontane e falde profonde. L’acqua, in particolare, era percepita come portatrice di significato spirituale e miracoloso.
La leggenda narra che la Vouivre emergesse da spazi sotterranei durante particolari momenti dell’anno, come a Pasqua, mostrando il suo tesoro e poi ritirandosi nelle profondità. Questo comportamento la collegava simbolicamente ai punti geologici più ricchi e significativi per il culto popolare. Melusina è considerata una sua evoluzione narrativa, mescolando figura femminile e draghiforme in un’unica presenza simbolica e misteriosa.
Cattedrali e Madonne Nere
Ordini religiosi come i Templari, i Cistercensi e i Maestri Comacini avevano l’abitudine di erigere chiese e santuari in siti dove la terra manifestava segni locali particolari: sorgenti, grotte o falde sotterranee, spesso considerate intrise di presenza sacra. In quei luoghi sotterranei si credeva che l’acqua e la terra stessa parlassero attraverso simboli tangibili.
Le Madonne Nere erano spesso collocate in cripte sotterranee (come nel caso della “Notre-Dame de Sous-Terre” di Chartres) o vicino a fonti d’acqua, e avrebbero ripreso aspetti di figure divine femminili pagane (come Iside o Cibele) rinnovate nella tradizione cristiana. San Bernardo, ad esempio, interpretava il volto scuro della Vergine in chiave biblica, legandolo al Cantico dei Cantici. I simboli architettonici – come draghi, colonne spiraliformi, sirene bifide – non erano decorativi: servivano a rappresentare la presenza del serpente come guida e dominio, ma anche come mediazione tra la terra e il cielo.
Delfi e i santuari medievali
Come scrive Plutarco nei Dialoghi delfici, l’Oracolo di Delfi non era efficace grazie alle sacerdotesse, ma proprio perché il luogo stesso – con una crepa nel terreno da cui fuoriuscivano vapori (“pneuma”) – permetteva certe “aperture”. Secondo antichi resoconti questi gas naturali, dolci e psicoattivi, inducevano la Pizia in trance profetiche.
Studi moderni confermano che fumarole ricche di etilene e metano filtravano da faglie locali nel terreno di Delfi, sostenendo le descrizioni plutarchee e spiegando in parte le esperienze intense vissute nella sala dell’oracolo.
Questa idea si ritrova anche nell’edificazione medievale: non si costruiva ovunque, ma in luoghi percepiti come particolarmente dotati di “presenza” (i “luoghi alti”), spesso legati all’acqua sotterranea e a cavità naturali. La sacralità nasceva, quindi, dal territorio stesso, non solo dall’intenzione dei costruttori umani.
La figura della Vouivre e la sua relazione con l’acqua e i corsi sotterranei rappresentano una visione del territorio permeata di sacralità. Le cattedrali medievali, le Madonne Nere e i simboli serpentiformi non sono espedienti artistici, ma rispondono a una concezione in cui luoghi specifici diventano veicoli per la manifestazione del “sacro”. Analogamente all’Oracolo di Delfi, anche nel Medioevo si cercavano i punti dove Terra e Cielo sembravano comunicare.
L’interesse contemporaneo per le “ley lines” non è solo folklore moderno, ma testimonianza di un’eredità simbolica che, proprio perché sotterranea, resta spesso inosservata ma mai del tutto dimenticata.
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