In un Paese lacerato da tensioni culturali e ideologiche, l’ex presidente Donald J. Trump torna a far parlare di sé con una decisione destinata a lasciare il segno. Ha firmato un provvedimento che vieta la partecipazione di atleti transgender ( nati maschi) alle competizioni sportive femminili.
Una scelta che rappresenta un ritorno al buon senso, alla realtà biologica e alla difesa del merito sportivo. “L’America difende le sue donne, difende le sue figlie”, ha dichiarato Trump in un comizio, rivendicando un atto che per molti è anche un segnale politico.
Il dibattito è acceso da anni. Da un lato, chi chiede il pieno riconoscimento dell’identità di genere in ogni ambito della vita, compreso lo sport; dall’altro, chi denuncia un’inaccettabile disparità nelle gare femminili, dove atlete biologicamente maschi, pur identificandosi come donne, gareggiano con un vantaggio fisico significativo.
Trump ha deciso di intervenire: il nuovo regolamento, sostenuto anche dal Comitato Olimpico e Paralimpico degli Stati Uniti (USOPC), entrerà in vigore dal 21 luglio 2025. Le federazioni nazionali dovranno adeguarsi, pena la perdita dei fondi federali.
Prevedibili le reazioni: le associazioni LGBTQ+ hanno parlato di discriminazione e di violazione dei diritti delle persone transgender. Ma i sostenitori della nuova norma ribattono: “Qui non si nega la dignità a nessuno. Si chiede solo che le gare siano eque, che le donne possano competere ad armi pari.”
Secondo il movimento MAGA, questo provvedimento è più di una norma sportiva: è un’affermazione di principio. “Non si costruisce una società giusta se si ignora la realtà”, dicono. Per loro, il rischio è che l’inclusività, se non regolata, possa trasformarsi in una nuova forma di ingiustizia sistemica.
Le giovani atlete, le loro famiglie, i tecnici e molti sportivi – continua la narrazione dei sostenitori – chiedono solo la possibilità di sognare e vincere con le proprie forze. Non per esclusione, ma per rispetto.
Il caso americano riaccende il dibattito anche a livello internazionale. Altri Paesi potrebbero seguire l’esempio? Lo sport riuscirà a ritrovare il rispetto oggettivo della biologia e la giustizia competitiva?
Per ora, il provvedimento firmato da Trump riporta la questione al centro dell’arena politica, culturale e mediatica. È l’ennesimo capitolo di una sfida che riguarda molto più dello sport: riguarda la visione stessa dell’essere umano, del corpo, dell’identità e della verità.
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