Francesco Pontelli
L’attuale accordo relativo ai dazi risulta decisamente pessimo non tanto In quanto alla quota stabilità , se il 10 % risultava accettabile il 15% risulta certamente negativo , ma affrontabile se ci fosse come risposta una vera e propria politica volta a diminuire i costi energetici : il primo fattore di costo per le imprese, quindi la vera ed unica leva da utilizzare per attutire l’effetto dei dazi
Si aggiunga, poi, come questo ancora controverso nella forma applicativa , accordo tra Stati Uniti ed Unione Europea di fatto favorisca la sola Germania che vede ridurre quelli applicati al settore automobili dal 25% al 15% .
In questo problematico contesto in continua e progressiva evoluzione
nell’universo politico nazionale si assiste purtroppo , come spesso in passato , ad uno spettacolo che rasenta la tragicommedia ed definisce un paradosso di rara evidenza.
L’inversione delle posizioni rappresentative all’interno del panorama politico vede i ” progressisti”, come principali protagonisti del coro di critiche nei confronti dell’accordo siglato dalla Presidente della Commissione Europea Ursula Von der Leyen con il Presidente Trump.
Andrebbe ricordato come prima della definizione di questo accordo bilaterale , gli stessi protagonisti avessero sempre sostenuto la centralità del ruolo della medesima presidente della commissione europea come elemento fondamentale al fine di ottenere il miglior risultato possibile.
Ora , però , di fronte ad un fallimento istituzionale e personale europeo senza precedenti , accusano la posizione politica definita “sovranista” dei singoli stati , come la causa del fallimento dell’esito della trattativa con il Presidente Trump .
Solo un approccio ideologico può infatti coniare una relazione causa effetto così impropria ed inappropriata .
All’interno della medesima tragicommedia in salsa nostrana , viceversa , la componente avversa , ora al governo, ha azzardato nel definire questo accordo “sostenibile ” , un termine decisamente ardito ed utilizzato dalla Presidente del Consiglio Meloni , bypassando i durissimi giudizi espressi dal presidente di Confindustria Orsini come della presidente di Confindustria a Vicenza.
Ancora una volta duole rilevare l’ennesima conferma della assoluta lontananza dall’universo produttivo del governo in carica come della maggioranza che lo sostiene.
In altre parole, anche in questo difficile frangente emerge una imbarazzante e sostanziale incapacità e parzialità ideologica dell’intera classe politica nazionale, che trova la propria ennesima conferma in queste imbarazzanti analisi economico/politiche ( ?¿?) , viziate da un miserabile pregiudizio ideologico.
A questo penosa rappresentazione dell’universo politico nazionale, si aggiunge il senso di inadeguatezza dell’intera classe politica europea, la quale si conferma incapace anche solo di adeguare la propria politica strategica ed economica alle innumerevoli variabili geopolitiche internazionali.
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