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L’orribile morte di Voltaire, tra bestemmie e degrado. Secondo al libro The Triumpf of truth

Voltaire, il grande pensatore dell’Illuminismo, simbolo della ragione e della libertà, nemico dichiarato dell’intolleranza e della Chiesa istituzionale, non ebbe una morte serena. La sua morte raccapricciante è riportata in un’opera ottocentesca di grande impatto: The Triumph of Truth.

Qui potete vedere il testo integrale

Questo libro, pubblicato nell’Inghilterra vittoriana e rientrante nella vasta letteratura apologetica cristiana, racconta una versione drammatica e agghiacciante degli ultimi istanti del filosofo francese. Vi si narra che Voltaire, ormai vecchio e malato, morì in preda alla disperazione, bestemmiando contro Dio e contro gli uomini, tormentato dal terrore dell’aldilà e da un’anima mai pacificata. Alcuni passaggi – oggi ritenuti leggendari – parlano persino di degradazione fisica e mentale, fino a scene estreme e raccapriccianti, come quella in cui avrebbe perso ogni controllo di sé, divorato dai propri stessi escrementi, maledicendo la vita e la morte.

L’opera, The Triumph of Truth, non è una biografia neutrale, ma vuole mettere in guardia contro i pericoli dell’ateismo e dell’empietà, mostrando che chi ne fa bandiera, come Voltaire, va incontro a una fine disumana e disperata. In contrasto, il libro esalta la serenità e la pace di coloro che, morendo nella fede cristiana, si affidano con fiducia a Dio.

Ma chi era davvero Voltaire?

Filosofo, polemista, romanziere, drammaturgo, Voltaire fu una delle menti più brillanti del XVIII secolo. Nemico del fanatismo, si batté per la tolleranza, per la libertà di espressione, contro gli abusi del potere ecclesiastico e le superstizioni religiose. Il suo celebre motto – “Écrasez l’infâme!”, “Schiacciate l’infame!” – era diretto contro l’intolleranza della Chiesa del suo tempo, non contro la religione in sé. Paradossalmente, in campo religioso, era propri lui a mostrarsi intollerante verso alla chiesa. Fu un deista, non un ateo: credeva in un Dio creatore, ma rifiutava il Dio dei dogmi e dei tribunali dell’Inquisizione.

Eppure, fu proprio questo suo ruolo di antagonista del cristianesimo istituzionale a farne un bersaglio, anche dopo la morte. Il suo corpo, inizialmente sepolto in segreto, fu poi traslato nel Pantheon di Parigi nel 1791, a testimonianza del suo impatto sulla cultura europea. Ma per certa apologetica ottocentesca, nulla era più efficace che trasformare Voltaire in un simbolo negativo, mostrando che la sua libertà di pensiero conduceva solo all’abisso.

Oggi sappiamo, grazie a diverse fonti, che la morte di Voltaire fu diversa da quella descritta nel Triumph of Truth. Morì assistito da amici e medici, cosciente, e firmò una dichiarazione di fede, pur senza rinnegare le sue idee. Tuttavia, il mito della sua “morte orrenda” rimane ancora oggi ben vivo.

In fondo, l’opera The Triumph of Truth ci parla più dei suoi autori che del filosofo che intende condannare. È un documento che vuole spiegare quanto possa essere angosciante la morte per chi non ha fede nella salvezza dell’anima.

Voltaire morì davvero maledicendo Dio? Forse no. Ma se così fosse stato, sarebbe stato coerente con la sua lotta per la libertà – portata all’estremo– anche davanti alla morte.

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