Desio Rivera
‘Le Pays d’Arto’ della regista franco-armena Tamara Stepanyan apre il festival. Ed è un inizio delle proiezioni in Piazza Grande, bellissimo, coinvolgente, con quell’atmosfera “thriller” che attanaglia. Si, un inizio festival molto promettente: si vola già altissimo.
Il film racconta del ritorno in Armenia di Céline per ufficializzare la morte del marito Arto, viaggio accompagnato dalla scoperta di una menzogna. Indagando nel passato di Arto, Céline incontra disabili reduci delle battaglie del 2020, veterani degli anni 90, figure perseguitate da una guerra che non finisce mai.Consigliassimo, ho avuto emozioni enormi e, sicuramente, le avrete anche voi.É un “road movie”, si segue la protagonista nel suo primo viaggio in Armenia. E, se anche voi, come me, Armenia vi collega solo vagamente al nome di Charles Aznavour, qui avrete modo di saperne di più. Non che sia un documentario storico, anzi! Ma l’orrore di terremoti e guerre di invasione, vi illumina sui tanti perché la storia del film è essenziale a queste conoscenze che apprenderete senza rendervi conto. E capirete tante cose di questa ennesima terra bistrattata e offesa, come lo sono troppe terre in questi tempi.
Incontri con gente che ha vissuto troppe ingiustizie, uccisioni, battaglie, guerre, invasioni, esilio…E, troppi di loro, sono divenuti malfidenti verso l’altro, lo straniero, la francese. Hanno perso la fiducia, l’empatia, la voglia di stare insieme.
Noi, felici ticinesi che mai abbiamo vissuto questo sulla nostra pelle, pur sentendoci vicini emotivamente, magari manifestando, magari scambiandoci frasi sui social, sembriamo comprendere. Ma a noi, questa realtà entra da un orecchio e esce dall’altro. Non siamo coinvolti che superficialmente. Niente cicatrici sui nostri corpi, guardando il telegiornale.Altri,là in Armenia quelli che ancora credono di poter cambiare le cose, sono accoglienti e con voglia di serenità. …. Ai titoli di coda, il film era ambientato nel 2021, una frase indica che le loro ambizioni sono state, un paio di anni dopo, inesorabilmente frustrate.Una frase che mi ha colpito in questo magnifico film. La protagonista è vegetariana e, sulla spiaggia, stanno arrostendo carne e pesce sulle fiamme. E glielo offrono. “Vegetariana? … Noi armeni, invece, amiamo il sangue! Siamo nati nel sangue delle guerre! Il nostro sangue!”
PS i sottotitoli. No, malgrado voci che correvano, niente sottotitoli in italiano. Ma c’è altro. Il film è essenzialmente in lingua francese. Sottotitoli in inglese e tedesco. Ma poi, quando parlano armeno, altri sottotitoli si aggiungono al tedesco e inglese, in francese. Se, riuscite a posare l’occhio al volo, al momento giusto, sulle righe che volete leggere, secondo me, vincerete un qualche premio di lettura veloce….
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