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Gilgamesh’s Dream – recensione del film

Desio Rivera

PIAZZA GRANDE  Irkalla Hulm Jijiljamish Irkalla – Gilgamesh’s Dream

Martedì 12 agosto, ore 21:30

Sinossi: Per le vie di Baghdad, il piccolo Chum-Chum, diabetico e sognatore, è convinto che il Tigri nasconda la porta di Irkalla, l’Aldilà, da dove può riportare in vita i genitori scomparsi – idea nata dalla leggenda di Gilgamesh. Mentre l’amico Moody finisce invischiato in un complotto, lui deve scegliere tra mito e verità. Una storia di fede, sofferenza e della ricerca di luce in una città che si rifiuta di morire.

NOTA DEL REGISTA

“Irkalla è il mio ritorno a una ferita mai guarita, a un mito rinato grazie all’anima di un bambino. Non solo un film, ma una forma di resistenza sussurrata contro il silenzio, e il sogno che il ricordo, l’amore e il mito possano ancora salvarci.”

Mohamed Jabarah Al-Daradji

Esco dal film proiettato per la stampa, quello che, oggi, martedì , passerà sulla Piazza Grande, sconvolto e in lacrime. Sapete quella vecchia battuta: “Mi è piaciuto moltissimo! Ho pianto tantissimo!” Beh, sì, è un film iracheno, girato a Bagdad. Un meraviglioso bimbo, malato di diabete, al centro di questa storia. Io, fossi nella giuria, il premio per il miglior attore, lo darei a lui. Ibrahim, il bimbo, trasmette emozioni e sogni, e non con le parole. Con il suo sguardo, occhi scurissimi, e il linguaggio del suo corpicino. Emozionantissimo. E, purtroppo, secondo me, ma alla prima occasione di incontro chiederò al regista conferma, la sua “recitazione” non è recitazione…Quando ho visto sui titoli di coda che i nomi dei ragazzini protagonisti erano proprio quelli veri, ho capito che si stavano raccontando con le loro vite vere. E ho pianto perché sono vere, non recitate….anche se il film è decisamente costruito come un bellissimo film, con tanto di scene oniriche con protagonista Gilmanesh, divinità del Vicino Oriente antico. E con tanta quotidianità reale di quel paese, l’Irak, tanto tormentato. 

Che dirvi? Dopo tanti film che mi hanno fatto ridere a crepapelle, un pianto di sfogo ma per niente consolatorio, ci vuole.

Andate! E non dimenticatevi i Kleenex…

Relatore

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