The Woketopus: The Dark Money Cabal Manipulating the Federal Government è un’inchiesta politica in cui Tyler O’Neil smaschera ciò che definisce una “rete oscura” (dark money network) progressista che esercita un’influenza pervasiva sul governo federale americano, aggirando il Congresso per promuovere la propria agenda. Il libro analizza come fondazioni e ONG di sinistra abbiano alimentato queste operazioni burocratiche su temi come istruzione, sindacati, ideologia transgender, elezioni, e perfino l’applicazione della legge.
O’Neil si concentra su come questi gruppi progressisti finanziati da donatori anonimi e intermediari nonprofit (come Arabella Advisors e fondi analoghi) siano riusciti a infiltrarsi nelle agenzie governative — trasformandole in “motori di cambiamento culturale” — spesso a prescindere dalle esigenze reali della popolazione americana
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Nel primo capitolo di The Woketopus, Tyler O’Neil ci offre una panoramica aggressiva e lucida di un apparato parallelo: una rete tentacolare di ONG, fondazioni e sindacati progressisti che, secondo l’autore, influenzerebbero il governo federale bypassando il Congresso. Proprio come un polipo invisibile, questa rete — che O’Neil chiama Woketopus — permea l’apparato amministrativo, trasformandolo in un motore di agenda “woke”, permeata da ideologia, più che da necessità reali Books-A-Million+9Simon & Schuster+9HistPhil+9.
Il capitolo introduce il lettore alla struttura della cabala progressista finanziata da “dark money”, ovvero donazioni anonime instradate attraverso fondi intermediari come Arabella Advisors, New Venture Fund, Sixteen Thirty Fund e altri, che rendono difficile risalire alla fonte originaria HistPhil+1. O’Neil traccia con particolare attenzione la sequenza di finanziamenti dai sindacati — ad esempio, la SEIU e l’AFL‑CIO — verso queste organizzazioni, che poi infiltrano la burocrazia federale Simon & Schuster+7Documenti della Camera+7HistPhil+7.
O’Neil critica il modo in cui queste organizzazioni, dotate di fondi oscuri, riescono a operare all’interno del governo senza passare attraverso l’iter legislativo democratico. L’autore ritiene che ciò contribuisca a un deficit di legittimità: le politiche “woke” verrebbero imposte non dal Congresso eletto, ma da un apparato burocratico gestito da attivisti retribuiti dalla complicità di istituzioni apparentemente neutre HistPhilDocumenti della Camera.
O’Neil riprende e rovescia la metafora usata in passato contro il “polipo Koch”, suggerendo che la rete progressista sia più vasta e potente. L’autore stesso afferma: “una vasta rete di gruppi di sinistra, sostenuta da uno schema di ‘dark money’ molto più ampio del Kochtopus” HistPhil. In questo primo capitolo, la descrizione è efficace e strutturata per dare una sensazione di vastità e profondità che incide emotivamente.
Il tono del capitolo appare volutamente provocatorio: O’Neil non si limita a descrivere i fatti, ma li colloca in una cornice di denuncia politica. Vuole scuotere, vuole far vedere il “polipo” nel cuore della macchina di governo, e nei suoi intenti pone la questione cruciale della democrazia: se le decisioni nascono al di fuori della volontà elettorale, di chi è davvero la leadership
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