Cultura

Alla ricerca di una cultura politica- il caso di Woody Allen e la russofobia

Marco Patuzzi

In un mondo globalmente polarizzato, Woody Allen ha partecipato, seppur in videoconferenza, alla Moscow International Film Week (dal 23 al 27 agosto 2025), sostenendo un principio fondamentale ma spesso dimenticato: mantenere aperti i canali culturali è essenziale per preservare l’umanità oltre i conflitti politici. Al Guardian, ha condannato fermamente la guerra e definito Vladimir Putin “totalmente nel torto”, affermando: “non credo che interrompere ogni conversazione artistica sia mai un buon modo per aiutare”.

Sebbene la stampa sembri aver giudicato in modo critico l’atteggiamento di Allen, è parere di chi scrive che non si tratti di un gesto di complicità, ma piuttosto di un’opportunità di riflessione sulla scelta di preservare la dignità dell’arte e del dialogo in tempi complessi.

Dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina nel 2022, molte nazioni e artisti hanno sostenuto il boicottaggio culturale della Russia. Tuttavia, questa strategia potrebbe essere controproducente, poiché rischia di confondere Putin, il popolo russo e la cultura russa come se fossero tutte figlie della stessa ideologia, alimentando il divario politico e culturale occidente – Russia e dimenticando di favorire una riflessione che invero tenga conto dell’artista come produttore di cultura.

Woody Allen, definendosi “apolitico” e affermando di non realizzare film politici, ha proposto un’altra via: mostrare stima per l’arte al di là dei confini politici. Un principio importante: l’arte ha bisogno di canali di comunicazione aperti e privi di pregiudizio per sopravvivere ai contesti più difficili.

Molti hanno accusato Woody Allen di sostenere la propaganda russa, considerando il festival un evento orchestrato dal potere, con l’organizzazione affidata al filo-putiniano Fyodor Bondarchuk. Tuttavia, la partecipazione al festival potrebbe invero essere vista come un primo passo critico dall’interno, non un endorsement politico. 

Ad ogni modo secondo me l’arte non potrà mai essere “pura” o completamente separata da ogni contesto pubblico. Chi lo pensa rischia di incorrere da un lato in una idealizzazione falsa del concetto di cultura e dall’altro di incontrare una stupida ipocrisia. Spero che da questo atto nasca un sano e aperto dialogo che migliori la nostra visione comune del mondo mantenendola aperta a possibile critiche e vuota di preconcetti. Anche se dalle notizie che si leggono sui giornali penso ci stiamo muovendo in una direzione diametralmente opposta. 

Relatore

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