Svizzera

La cassa malati per abortire: i soldi dei cittadini usati per sopprimere vite innocenti, per la gioia delle femministe

Liliane Tami

Berna – A partire dal 2027, la Svizzera renderà completamente gratuiti gli aborti, coprendone i costi con il denaro degli onesti cittadini che pagano la cassa malati, già costosissima. Una decisione che viene presentata come una “conquista sociale”, ma che in realtà segna una deriva drammatica: le casse pubbliche non serviranno più soltanto a sostenere la sanità e il benessere comune, bensì a finanziare direttamente la soppressione dei bambini non ancora nati.

La misura contestata

Oggi un’interruzione volontaria di gravidanza costa tra i 1.000 e i 2.500 franchi, a seconda del metodo e dello stadio di gestazione. Dal 2027, tutto sarà a carico dello Stato. La “franchigia” e la “quota parte” delle pazienti saranno eliminate già dalle prime settimane di gravidanza: in altre parole, sarà l’intera collettività a farsi carico del prezzo dell’aborto.

Le autorità e i partiti progressisti come il PLR parlano di “autodeterminazione femminile” ed “uguaglianza”. Ma dietro questi slogan si cela un’atroce realtà: i soldi che dovrebbero curare i malati  serviranno a finanziare l’eliminazione dei più fragili, di coloro che non hanno voce per difendersi.

È scandaloso che in un Paese ricco e moderno come la Svizzera ( in cui già vi è il problema della denatalità), invece di investire per sostenere le giovani madri sole, per facilitare le adozioni o per creare reti di protezione sociale, si scelga la via più economica e brutale: pagare l’aborto coi soldi altrui per la gioia ideologica di chi vuole la dissoluzione della famiglia.
Laddove occorrerebbero politiche di accompagnamento, case di accoglienza, sussidi per la maternità, sostegni psicologici ed economici, si preferisce la scorciatoia che mette a tacere i problemi eliminando il bambino.

L’assurdo paradosso

Questa misura arriva in un contesto in cui il tasso di aborto in Svizzera è tra i più bassi d’Europa (7,3 ogni 1.000 donne in età fertile). Perché dunque usare il denaro dei cittadini per incentivare ulteriormente questa pratica?
Molti contribuenti, già provati da un fisco pesante, si sentono offesi: perché i loro soldi devono servire a finanziare ciò che considerano un omicidio? È legittimo chiedersi se non si tratti di una forma indiretta di istigazione all’evasione fiscale: quando il sistema usa il denaro comune per scopi che attentano alla vita, il patto sociale rischia di rompersi. Il fatto che un capriccio delle femministe pesi sulle tasche degli onesti cittadini è un problema sociale non da poco.

La vera alternativa

La Svizzera avrebbe potuto essere un modello diverso: non il Paese che paga l’aborto, ma quello che investe davvero nella maternità, che incoraggia le donne a portare avanti la gravidanza nonostante le difficoltà, che sostiene chi si trova in difficoltà economica, che rende l’adozione più semplice e accessibile. Sarebbe stato un segno di civiltà e di giustizia.

Invece, con questa decisione, la Confederazione elvetica rischia di scrivere una delle pagine più buie della propria storia sociale: i più indifesi sacrificati sull’altare della convenienza economica, per la gioia di chi ha sostenuto l’emancipazione sessuale del 1968 e la distruzione della famiglia.

Relatore

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