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Dall’individuo alla collettività – nel bene e nel male

Marco Santoro

Alcune dinamiche sociologiche attuali

In uno studio, ormai classico, “Movimento e istituzione”, il prof. Alberoni analizzava le dinamiche relative ai movimenti collettivi, che sono fenomeni sociali, che vanno dall’innamoramento nel rapporto di coppia, fino ai grandi processi rivoluzionari della Storia. Per svolgere la sua analisi, il prof. Alberoni si è servito largamente della psicanalisi ed ha indagato quindi le radici psicologiche dei movimenti collettivi. I movimenti, dall’innamoramento (un “movimento collettivo a due”) alle rivoluzioni, al di là delle ragioni più o meno realisticamente accampate, ma di solito a posteriori, come “razionalizzazioni”, meccanismi di difesa con cui l’io giustifica il suo operato, nascono come risposta a un sovraccarico depressivo dei soggetti, che cercano inconsciamente una ristrutturazione della loro esistenza insoddisfacente.

Alcune dinamiche in atto

Quelli virtuali, in rete, sono rapporti superficiali e aleatori, basta vedere la loro fine: ti annullo con un click. La volubilità umana, legata alle passioni, in essi non è tenuta a freno, spesso, se non dalla tutela della propria immagine pubblica, per chi ancora ci tiene ad averne una, specifica, secondo i suoi canoni e/o secondo l’ideologia borghese dominante. La superficialità dei rapporti virtuali fa sì che essi non siano significativi e soddisfacenti. Perciò sono anche l’indicatore di una società vieppiù incapace di rapporti reali. Questo si paga in termini di infelicità e disagio psichico. Ma si paga pure in termini di aumento della conflittualità micro e macro sociale. A livello micro, stanno crollando i rapporti di coppia, familiari, parentali, amicali. A livello macro sociale la rabbia crescente in ognuno, altro volto del sovraccarico depressivo, legato alle frustrazioni personali, soprattutto se dovesse verificarsi un crollo dell’economia, sempre possibile, tende a creare e svilupperà vieppiù movimenti di protesta, anche con motivazioni, slogan e bandiere opposte, che potranno sfociare in guerre civili, che, oltre a fare danni in sé, spalancano le porte alle invasioni straniere. E tutto questo è legato ad una variabile di fondo ormai strutturale nelle società occidentali: la secolarizzazione di massa, il laicismo diffuso, anche pratico di persone che si dichiarano, a parole, credenti.

Tale condizione esistenziale a livello psicologico profondo scatena la paura, l’ansia, l’angoscia di morte; ad esse segue spesso l’aggressività, in alternativa la depressione. Infine, dietro tutte queste dinamiche sociali e psicologiche c’è la dimensione strutturale più profonda, che è quella spirituale: le anime, che sono spiriti, sono serene e in pace solo se sono in comunione con lo Spirito di Dio. Altrimenti, sotto l’influenza dei demoni, a causa dei peccati, che tolgono la protezione divina, sono ansiose, paurose (fino alla paranoia), aggressive, superbe, tossico-dipendenti dai vizi, lussuria in primis. E questo definisce e chiude il “circolo vizioso” per antonomasia individuale e sociale. Come disse Heidegger, mi pare, “solo un Dio ci potrà salvare”. Ma, grazie a Dio, c’è.

Relatore

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