Oggi per la Russia – e prima, ovviamente, per l’Unione Sovietica – è giorno di gran festa. Il 9 maggio infatti si commemora la vittoria della Russia sulla Germania nazista.
Arpa e violino in un ospedale militare (1943)
Alisa Kolokoltseva di San Pietroburgo soggiorna frequentemente nel Ticino e la si può facilmente incontrare in occasione di eventi culturali, sociali o mondani. In un lungo articolo, del quale oggi pubblichiamo la prima parte, Alisa rievoca con intenso e drammatico affresco il terribile assedio, durato 900 giorni, della sua città, che non si arrese mai.
Leningrado era accerchiata dall’esercito nazista. Sulla riva del lago Ladoga stava la nonna di Alisa, Sophie.
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Dedicato alle mie nonne Sophie ed Elena, alla mia mamma e al mio papà e ai loro fratelli.
Sophie era mia nonna. Lei teneva la mano al mio papà che aveva nove anni; con l’altro braccio cingeva le spalle del fratellino Robert di cinque anni. Una valigia lì accanto conteneva le poche misere cose che aveva potuto prendere con sé abbandonando la casa. Non lontano da lì, da qualche parte, arruolato in una unità di difesa contraerea, c’era suo marito. E non è tutto. Sotto il cuore di Sophie batteva il cuoricino di un terzo figlio, che sarà chiamato Edward. Robert ed Edward, “i figli del capitano Grant”, eroi del romanzo di Jules Verne, uno dei suoi libri preferiti!
La decisione di Sophie era fondamentale perché il ghiaccio del Ladoga in primavera diventava via via sempre più fragile. Alcuni camion erano sprofondati. Gli autisti dovevano osservare con precisione le distanze e la velocità, ogni minimo errore poteva causare una catastrofe. I convogli sul Ladoga erano spesso bersagli di violenti attacchi aerei, ciò che riduceva ulteriormente le possibilità di salvezza.
Alisa Kolokoltseva (continua)
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