Vela aveva così l’occasione di confrontarsi con il modello più importante di tutta la scultura monumentale, la statua equestre. Il suo progetto rappresentava il Duca nell’istante in cui ferma il cavallo e si toglie il cappello per salutare il popolo di Ginevra. Il basamento richiedeva la collaborazione di un architetto, e Vela volle un ticinese come lui al suo fianco, Antonio Croci. Ma già dal primo sopralluogo in città emersero i primi attriti. Committenza e artisti non concordavano sulla piazza dove collocare il Mausoleo. Accontentando gli esecutori, Vela proseguì il lavoro nonostante le critiche alla struttura del monumento, continue al punto che a Vela restò solo la realizzazione di statua e sculture. Nel successivo anno di lavoro le obiezioni non si arrestarono e lo scultore rinunciò all’incarico. Il suo bozzetto restò irrealizzato.
All’inizio del Novecento, con l’apertura del Museo Vela al pubblico e una prima importante ristrutturazione, la statua equestre fu smontata e trasportata fuori dal museo, in una cascina dove rimase per cento anni. Con il nuovo allestimento, il Duca di Brunswick è tornato al centro del salone, come desiderio del suo scultore. Mentre negli anni il Mausoleo di Ginevra, poi realizzato da altri, ha mostrato cedimenti, Carlo II resta fiero sul cavallo di Vela. Risuonano le parole pronunciate dallo scultore dinanzi agli studenti dell’Accademia Albertina: “Raffrontate le teorie e i precetti colla natura; e se da questa discordano, ridetevi dei pedanti che le hanno dettate”.
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