Nebbia grigio-padana, febbraio, la bruma sale dalla terra bagnata, attorcigliandosi alle rotaie, sino a scendere al Po, dove si dissolve amalgamandosi nelle nebbie delle acque del fiume padano. Sulle sponde del corso d’acqua nel quale, secondo Erodoto, cadde Fetonte dal Carro del Sole, nel 218 a C sorse una città, che i romani decretarono piacer sempre: Placentia, la Città che Piace.
Santi e condottieri
Piacenza, che già dal suo nome invitava i legionari romani in concedo a stabilirvisi, cuore cisalpino celtico romanizzato già etrusco (è di Piacenza il celeberrimo reperto dell’aruspicina etrusca, il fegato di Piacenza), vide sulle sue terre e sui suoi vasti campi scontrarsi l’esercito romano con quello annibalico, invasore.
Piacenza, che come ogni città consegnata dall’Impero al Medioevo serba memoria di santi: dalla giovane Giustina, martirizzata con lo sposo convertitosi, di cui la Chiesa di San Francesco conserva, nella sua ascosa cripta, le reliquie in uno scrigno di cristallo, relegate da fiocchi rossi come la passione della santa, e Antonino, centurione convertitosi martirizzato sotto Diocleziano che ora riposa in una chiesa romanica (ma con il tipico slancio architettonico del gotico del nord d’Italia), dall’ampia entrata ogivale.
Crociati e cavalieri
Piacenza, che offrì una piazza sulle mura della città ai crociati in partenza per la Prima Crociata, nel 1095, indetta dal Pontefice Urbano II, dopo il concilio tenutosi nello stesso anno, in Francia, nella località di Clermont Ferrand; che combatté nella Lega Lombarda contro il Barbarossa, che fu assorbita dai signori del Rinascimento padano, i Visconti, per poi rinascere, nel nuovo secolo.
Piacenza, che nel 1545 nacque come ducato, assieme alla città sorella Parma, nelle mani di Ottavio Farnese, nipote del Papa. E fu il figlio di Ottavio, Alessandro Farnese, duca di Parma e Piacenza, a distinguersi nella Guerra di Fiandre, e soprattutto nella cristianissima e salvifica vittoria di Lepanto. A lui, e al figlio Ranuccio, sono dedicate le due statue in Piazza Cavalli, splendido esempio di monumento equestre rinascimentale, che mira (con successo) ad eternare gli omaggiati.
Storie di donne, storie di duchesse
Dimenticata è la piccola principessa, figlia di Alessandro e sorella di Ranuccio, monacatasi sedicenne, dopo l’infelice e inconsumato matrimonio con Vincenzo Gonzaga, rivale (in denaro e splendore) del mancato cognato Ranuccio. Ella è Margherita Farnese, principessa di Parma e Piacenza, monaca di Parma.
Omaggiata, a ragion d’esser sempre ringraziata, la duchessa di Parma e Piacenza, Maria Luigia d’Asburgo, che tanto costruì nel ducato affidatole dal Congresso di Vienna, facendosi amare e sempre rimpiangere, dopo la sua precoce scomparsa. Proprio a Piacenza la duchessa fuggì nel 1838, durante i tumultuosi moti del rivoluzionari garibaldini.
la Rivoluzione la si fa anche in chiesa
Proprio a Piacenza, nel 1848, nella chiesa che da sulla piazza, fu proclamata l’annessione al regno Unito d’Italia (poi venne la repressione, indi, nel 1860, la conclusione del processo unitario già avviatosi nel ’48). Quella stessa chiesa, dedicata a San Francesco, era stata precedentemente dedicata a San Napoleone, per omaggiare (e adulare) l’imperatore dei francesi. Egli era stato il primo marito di Maria Luigia.
I rivoluzionari poi non contenti, assalirono il castello farnese e, in parte, lo demolirono.
Ne rimane oggi l’austera parte che ben si erge e contiene la splendida collezione dei musei civici.
Chantal Fantuzzi
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