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Extra profitti anche fiscali e la  credibilità del Paese

Francesco Pontelli 

Anche questo governo ,esattamente come il precedente ,  segue il rituale della solita spasmodica ricerca, nonostante gli ” extraprofitti fiscali ” assicurati dal  Fiscal Drag , di nuove risorse finanziarie che  dimostra ancora una volta come gli anni passino senza lasciare nessuna traccia e  fornisce un ulteriore dimostrazione di come gli ultimi due governi  non siamo poi  tanto diversi  .

Il governo Draghi cercò inutilmente di tassare gli extra profitti delle aziende energetiche in un periodo di esplosione appunto dei costi dell’energia.

Ora il governo Meloni in una medesima situazione , cioè nel pieno di una crisi industriale e sistemica dell’economia reale , di fronte agli imbarazzanti  profitti del sistema bancario , adotta la medesima   strategia fiscale la quale ovviamente sortirà gli stessi imbarazzanti risultati ottenuti dal governo precedente.

Si dimostra francamente avvilente come  la questione  decisamente complessa relativa ad una rimodulazione della pressione fiscale , sia diventata una semplice guerra ideologica di posizione tra schieramenti favorevoli al mantenimento dell’attuale asset fiscale ed altri che chiedono  l’introduzione di una tassazione aggiuntiva. 

Una contrapposizione che si manifesta non solo nel classico conflitto tra maggioranza e opposizione, ma che si insinua persino tra gli alleati nella maggioranza di governo. 

Nessuno, tuttavia , in questo supportati dal supino silenzio  del mondo accademico incapace di definire una posizione terza rispetto alle strategie economiche governative e delle  opposizioni ,  si dimostra in grado di elaborare un’analisi che tenga nella dovuta considerazione 

IL DANNO REPUTAZIONALE alla credibilità del paese conseguente con la  introduzione di una normativa fiscale retroattiva .

Questa politica fiscale si dimostra Infatti deleteria ed in grado di rivelarsi un fattore disincentivante nella  determinazione dei flussi di investimenti specialmente internazionale verso il Paese. 

Non è difficile ,infatti , adottando  una semplice analisi economica comprendere come una  fiscalità retroattiva , ma anche solo l’ipotesi di una sua possibile applicazione , renda problematico se non addirittura azzardato qualsiasi  possibilità di elaborare un piano strategico di investimenti  .

Un sistema fiscale dovrebbe assicurare un prelievo certo ed equo , e la propria stabilità dovrebbe dimostrarsi come un  un volano di sviluppo per il paese attirando operatori economici e quindi preziosi  investimenti finalizzati alla crescita economica. 

Quando invece la fiscalità diventa l’Extrema Ratio per trovare quattro spiccioli che permettano un equilibrio di bilancio ,  diventa un fattore destabilizzante e assolutamente antieconomico per il paese.

Sembra incredibile come  questo governo come  quello precedente non abbiano tenuto in alcuna considerazione gli effetti reputazionali devastanti di questa  retroattività fiscale nei confronti degli extra profitti delle banche o delle aziende nel settore energetico .

Questa infantile politica fiscale Paradossalmente si rivela come un fattore determinante al pari dei costi energetici nel  favorire  concorrenti, in quanto l’incertezza fiscale risulta un costo incalcolabile che  rende impossibile una  qualsiasi progettualità economica.

Ora ,  non si intende certamente difendere le banche ora e tantomeno le aziende energetiche allora, ma la fiscalità richiede competenze articolate e non esponenti politici dalla dubbia competenza , incapaci persino di valutare gli effetti reputazionali di una singola norma fiscale .

Relatore

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