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HIC ET NUNC – Disturbo ossessivo-compulsivo e disturbo bipolare: due disturbi o un’unica complessità?

di Nicola Schulz Bizzozzero-Crivelli, curatore della rubrica Hic et Nunc che si occupa di psicologia, benessere, salute mentale e psicopatologia

Cosa accade quando il disturbo ossessivo-compulsivo convive con il disturbo bipolare? È davvero una doppia diagnosi, o piuttosto l’espressione complessa di un’unica vulnerabilità psicopatologica ancora non del tutto compresa?

A tentare di rispondere a questa domanda è lo studio presentato durante il meeting dell’International College of Obsessive Compulsive Spectrum Disorder (ICOCS), tenutosi ad Amsterdam il 10 ottobre 2025, in occasione del 38° ECNP Congress, organizzato dall’European College of Neuropsychopharmacology. Il contributo è stato firmato da Donatella Marazziti, Gabriele Cappellato, Riccardo Gurrieri, Manule Glauco Carbone, Nicola Schulz Bizzozzero Crivelli, Gerardo Russomanno, Matteo Gambini e Federico Mucci.

Una doppia diagnosi non rara

Il disturbo ossessivo-compulsivo (DOC) è una condizione psichiatrica complessa, segnata da pensieri intrusivi e comportamenti ripetitivi che possono compromettere significativamente la qualità della vita. In molti casi, però, il DOC si presenta in comorbidità con il disturbo bipolare (BD), rendendo il quadro clinico più articolato e la gestione terapeutica più delicata.

Per indagare questa sovrapposizione, lo studio ha analizzato 277 pazienti ambulatoriali con diagnosi di DOC (169 uomini e 107 donne, età media 32,8 anni), suddivisi in due gruppi: pazienti con doppia diagnosi DOC+BD e pazienti con sola diagnosi di DOC. Tutti i partecipanti sono stati valutati mediante la Yale-Brown Obsessive Compulsive Scale (Y-BOCS).

Il 37,9% ha anche un disturbo bipolare

I dati raccolti sono rilevanti: 105 pazienti, pari al 37,9% del campione, soddisfacevano anche i criteri diagnostici per il disturbo bipolare. Di questi, il 75,2% aveva un disturbo bipolare di tipo II, mentre il 24,8% presentava una forma di tipo I.

Nel gruppo con comorbidità, l’esordio dei sintomi ossessivo-compulsivi risultava generalmente più tardivo e la progressione dei sintomi era graduale ma continua. Tuttavia, non sono emerse differenze significative tra i due gruppi né nella gravità dei sintomi ossessivo-compulsivi né nella tipologia di ossessioni, compulsioni, rischio suicidario o abuso di sostanze.

Psicofarmacologia e personalizzazione dei trattamenti

I dati farmacologici confermano la differenza di trattamento tra i due gruppi. Se entrambi hanno ricevuto clomipramina e antidepressivi SSRI, solo il gruppo con doppia diagnosi è stato trattato anche con antipsicotici di seconda generazione, litio e acido valproico.

Come sottolinea Schulz, la presenza del disturbo bipolare in pazienti OCD non deve essere considerata un’eccezione, ma una condizione clinicamente rilevante che impone una strategia terapeutica più complessa e personalizzata.

Psicologia clinica e limiti delle classificazioni attuali

Dal punto di vista della psicologia clinica, la coesistenza tra DOC e BD suggerisce la necessità di rivedere i modelli diagnostici tradizionali. In particolare, la presenza del disturbo bipolare in circa quattro pazienti OCD su dieci mette in discussione l’idea di una netta separazione tra i due disturbi.

Potremmo trovarci di fronte a un sottotipo specifico di disturbo ossessivo-compulsivo, con caratteristiche cliniche proprie e un diverso decorso evolutivo. Oppure a una forma sovrapposta che nasce da fattori neurobiologici e temperamentali comuni, ma che richiede in ogni caso una lettura più sfumata e una presa in carico interdisciplinare.

Diagnosi più precise, trattamenti più efficaci

Lo studio mostra con chiarezza che il disturbo bipolare non è una semplice comorbidità da registrare, ma un elemento capace di influenzare decorso, risposta ai trattamenti, e prognosi nei pazienti affetti da disturbo ossessivo-compulsivo. Il dato impone una riflessione clinica più ampia.

Come osserva ancora Schulz, sono necessari studi longitudinali su campioni più ampi per chiarire se questa comorbidità rappresenti l’interazione tra due entità distinte o l’espressione sfaccettata di un’unica sindrome. Le ricadute, anche sul piano delle linee guida cliniche, sono significative: valutare sistematicamente i sintomi affettivi nei pazienti OCD e viceversa i sintomi ossessivo-compulsivi nei pazienti con BD potrebbe migliorare la precisione diagnostica e l’efficacia terapeutica.

Oltre i confini diagnostici

Il contributo presentato al congresso ECNP 2025 rappresenta un passo importante nella comprensione della complessità psicopatologica del disturbo ossessivo-compulsivo. Restituire centralità al dato clinico, adottare una visione integrata tra psicologia e psichiatria, e personalizzare i percorsi di cura sono gli strumenti principali per rispondere a bisogni ancora in parte disattesi.

Curare il DOC, in presenza o meno di una doppia diagnosi, significa anche interrogarsi sulla natura dei disturbi mentali complessi, superare i confini statici delle etichette e guardare alla persona nel suo insieme: sintomi, storia, vissuti e relazioni.

Nicola Schulz BizzozzeroCrivelli fa parte del Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale, Sezione di Psichiatria, dell’Università di Pisa, ed è laureando magistrale in Psicologia Clinica e Dinamica. È in possesso di una laurea in Scienze e Tecniche Psicologiche, una laurea in Scienze del Turismo, una laurea in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali, nonché di un master in Criminologia.

È inoltre membro delle seguenti organizzazioni scientifiche e professionali: Associazione Italiana di Psicogeriatria (AIP), International College of Neuropsychopharmacology (CINP), International OCD Foundation di Boston (IOCD), European College of Neuropsychofarmacology (ECNP), American College of Neuropsychology (ACNP), International College of Obssessive Compulsive Spectrum Disorders (ICOCS), Society of Clinical Psychology – Division 12 dell’American Psychology Association (APA), Asian Association of Social Psychology (AASP), International Association of Applied Psychology (IAAP).

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Relatore

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