Politica

Sarko’ alla Sante’

🇫🇷 Sarko’ alla Santé: la fine di un’epoca

Per chi ha vissuto gli anni Duemila in Francia, Nicolas Sarkozy era l’uomo dell’energia incessante, il presidente iperattivo che telefonava ai ministri a notte fonda e che voleva incarnare una “Francia che si alza presto”. Oggi, quella stessa iperattività è racchiusa fra quattro mura — o almeno, nel simbolo di esse: la prigione parigina de La Santé.

Come si è giunti a questo punto? Non in un giorno, ma in un lento stillicidio di inchieste, processi e rivelazioni. Il “Sarko-show”, che per anni aveva dominato le cronache politiche, si è trasformato in un feuilleton giudiziario.


Il seme della caduta

Tutto comincia quando, finito l’Eliseo, Sarkozy perde l’immunità presidenziale. Gli investigatori non devono più bussare: entrano. E trovano un sistema di relazioni, promesse e scambi che, secondo i magistrati, va ben oltre la semplice influenza politica.
Nel caso delle intercettazioni, l’ex presidente viene accusato di aver cercato di ottenere informazioni riservate su un’altra inchiesta, tramite il suo avvocato e un magistrato amico. Le conversazioni, registrate sotto falso nome (“Paul Bismuth”), diventano materiale esplosivo.

Nel 2021 arriva la condanna. Tre anni, di cui due con sospensione. Una pena simbolica, ma senza precedenti per un ex capo dello Stato della V Repubblica. Eppure Sarkozy non arretra: fa appello, denuncia un complotto politico, parla di “giustizia politicizzata”.


Il domino giudiziario

Ma la diga è rotta. Arriva la seconda condanna, quella per la campagna del 2012 — affaire Bygmalion — dove i contabili del partito avrebbero mascherato le spese per milioni di euro. E poi l’inchiesta più oscura, quella dei presunti fondi libici della campagna 2007, con valigette di contanti, intermediari e ombre che risalgono fino a Tripoli.

Il processo libico è ancora in arrivo, ma ormai l’immagine è crollata. L’uomo che voleva “moralizzare la vita pubblica” si ritrova simbolo delle sue contraddizioni.


L’ultimo capitolo

Quando la Cassazione conferma le condanne, non resta che la realtà: l’esecuzione della pena. Per un ex presidente, nessuno si aspettava le sbarre vere e proprie. Ma il simbolo conta.
La Santé è più di un carcere: è un totem della giustizia francese. E dire “Sarko’ è alla Santé” suona come la chiusura di un ciclo.

Un uomo che aveva fatto del controllo, della velocitĂ  e della forza il suo marchio politico, ora deve piegarsi alla lentezza della giustizia.


E dopo?

Molti in Francia vedono in questa vicenda il segno di una democrazia che non perdona, che non fa eccezioni. Altri, invece, ci leggono il sintomo di una societĂ  disillusa, pronta a godere della caduta dei suoi eroi.

Forse la verità sta nel mezzo: Sarkozy paga, sì, ma non da solo. Con lui finisce l’illusione che la politica potesse essere spettacolo, potere e impunità nello stesso tempo.
La Santé, in fondo, è solo l’indirizzo finale di un percorso che era iniziato già da anni — il giorno in cui la promessa del “presidente del popolo” si è confusa con quella del “presidente dei potenti”.

Relatore

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