Rio de Janeiro si risveglia in uno scenario da guerra. Le favelas della zona nord sono state teatro della più sanguinosa operazione di polizia della storia della città, con un bilancio che supera i 130 morti e 81 arresti. Una cifra che si è aggravata nelle prime ore del mattino, quando oltre sessanta cadaveri sono stati ritrovati a terra in piazza São Lucas, nel complesso di Penha, da famiglie disperate in cerca dei propri cari.
L’intervento è stato diretto contro il Comando Vermelho, la seconda organizzazione criminale più potente del Brasile.
Una battaglia urbana senza precedenti: 2.500 agenti hanno fatto irruzione nei complessi di Penha e Alemão con mezzi blindati, elicotteri e veicoli da demolizione per abbattere le barricate che i narcos avevano eretto nelle strade strette delle baraccopoli.
Le immagini raccontano la violenza dell’azione: roghi, raffiche di mitra, droni lanciati dai criminali carichi di granate contro le forze speciali.
La polizia ha confermato di aver sequestrato 93 fucili e oltre mezza tonnellata di droga. Le autorità affermano che tutte le vittime “hanno opposto resistenza”, ma la versione ufficiale viene messa in discussione dall’Alto Commissario ONU ai Diritti Umani, Volker Türk, che ha espresso “orrore” per quanto accaduto e invocato indagini rapide ed efficaci.
Nelle ore successive al raid, i membri del Comando Vermelho hanno reagito trasformando le vie delle favelas in zone rosse:
La popolazione, in mezzo, resta vittima di una spirale di violenza che sembra non avere fine.
Nato nel 1979 in un carcere di Rio, il Comando Vermelho ha costruito nel tempo un vero e proprio Stato parallelo, esteso oggi a diversi Stati brasiliani.
Il suo rivale diretto è il Primeiro Comando da Capital (PCC) di San Paolo, con cui combatte una guerra invisibile che da anni devasta comunità intere.
Il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva ha commentato duramente:
«Il crimine organizzato non può continuare a distruggere famiglie e diffondere violenza nelle nostre città.»
Lula ha chiesto l’approvazione urgente della Pec della Sicurezza, un emendamento costituzionale per coordinar e unificare le forze statali e federali, fermo da mesi in Parlamento:
«Dobbiamo colpire la spina dorsale dei narcos, ma proteggere poliziotti, bambini e famiglie innocenti.»
Rio è abituata alla violenza, ma ciò che sta vivendo oggi ha il sapore amaro di un conflitto totale.
Una guerriglia urbana che svela una verità drammatica:
in alcune zone, lo Stato fatica a essere presente, mentre le organizzazioni criminali impongono le proprie regole con il terrore.
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