In una settimana di segretezza assoluta, nel novembre 1910, un gruppo di banchieri e politici scrisse sulle rive di un’isola deserta la bozza di ciò che sarebbe diventato il sistema più potente del pianeta: la Federal Reserve.
Jekyll Island, una piccola isola al largo della Georgia, oggi nota per spiagge e resort, fu un secolo fa lo scenario della più misteriosa e influente riunione finanziaria della storia americana.
Nell’autunno del 1910, un manipolo di uomini tra i più potenti d’America lasciò New York in segreto, sotto copertura, fingendo un viaggio di caccia. A bordo di una carrozza ferroviaria privata, con le tende tirate, si allontanarono nella notte, sfuggendo ai giornalisti. Non avrebbero voluto che nessuno — nemmeno i servitori dell’isola — sapesse chi fossero.
Non erano cacciatori.
Erano i futuri architetti del Federal Reserve System, la banca centrale degli Stati Uniti.
E ciò che fecero su quell’isola avrebbe cambiato per sempre l’economia mondiale.
Alla guida del gruppo c’era il potente Senatore Nelson Aldrich, capo della Commissione Monetaria Nazionale, incaricata di riformare il sistema finanziario dopo il disastroso Panico del 1907.
Con lui:
Era la crema delle élite bancarie americane.
La loro destinazione: Jekyll Island, proprietà privata dei Rockefeller, dei Morgan, dei Vanderbilt, dei Baker — “un sesto della ricchezza mondiale”, come scrisse poi il New York Times.
Una volta sull’isola, gli uomini si chiusero nel Jekyll Island Club.
Le regole erano queste:
Il gruppo venne ricordato come “Il Club dei Nomi Propri”.
Per nove giorni, Paul Warburg — l’unico vero tecnico monetario — dettò la struttura del nuovo sistema.
Aldrich supervisionava affinché tutto potesse passare in Congresso.
Gli altri vigilavano sugli interessi delle grandi banche private.
Quello che produssero fu il Progetto Aldrich, l’embrione della Federal Reserve.
Il loro obiettivo era chiaro:
creare un sistema che sembrasse pubblico, ma fosse controllato privatamente dai grandi banchieri.
E per riuscirci, la parola “banca centrale” non doveva mai comparire.
Warburg propose il nome: Federal Reserve System — rassicurante, patriottico, ingannevole.
Il Congresso fu tenuto completamente all’oscuro della spedizione.
Molti anni dopo, il giornalista B.C. Forbes (fondatore di Forbes Magazine) rivelò tutto:
“Non sto favoleggiando. Sto raccontando al mondo la vera storia della più strana e segreta spedizione della finanza americana.”
Ma ormai era tardi.
Il Federal Reserve Act venne approvato nel 1913, sotto la presidenza di Woodrow Wilson.
Il sistema prevedeva:
In altre parole, una struttura pubblica in superficie, privata nella sostanza.
La Federal Reserve ottenne il potere più ambito: emettere moneta e controllare il credito dell’intera nazione.
Warburg, anni dopo, ammise:
“La conferenza di Jekyll Island fu il luogo in cui si decise ogni cosa. Il Federal Reserve Act ne è il diretto discendente.”
Per decenni, la storia dell’isola fu liquidata come leggenda.
Troppo romanzesca, troppo “cospirativa”.
Eppure, i documenti privati dei protagonisti — lettere, memorie, autobiografie — raccontano la stessa versione:
Jekyll Island fu la culla della banca centrale americana.
Il professor Seligman, economista alla Columbia e membro della dinastia bancaria Seligman, scrisse:
“Il Federal Reserve Act è, nelle sue caratteristiche fondamentali, l’opera di Paul Warburg più che di ogni altro uomo.”
E aggiunse una frase rivelatrice:
“Era necessario educare gradualmente il Paese…
abbattere pregiudizi e sospetti.”
Una pedagogia del potere, lenta e silenziosa.
Oggi, passeggiando sulle spiagge di Jekyll Island, nessuno immaginerebbe che qui venne decisa la struttura finanziaria che regola:
La Federal Reserve, nata in segreto su quest’isola, è diventata il cuore della finanza planetaria.
Non esiste istituzione economica più influente.
Eppure tutto cominciò con un viaggio segreto, un vagone dalle tendine abbassate, e un gruppo di uomini che non potevano pronunciare i propri cognomi.
Liliane Tami
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