Cultura

Dies Irae, il vecchio Absalon ed Anne, la sua seconda moglie

Dies Irae — Racconto della Colpa e del Silenzio

(tratto dal film di Carl Theodor Dreyer, 1943)

Era il tempo oscuro del Seicento, quando la fede non portava più conforto, ma paura.
In un villaggio danese, le campane suonavano non per i vivi, ma per le streghe bruciate in nome di Dio.
E su quella terra gelida, in una casa di pietra e silenzio, si consumava un dramma più terribile del rogo: quello dell’anima.

I. L’ombra della strega

Una donna anziana, Herlof’s Marte, viene accusata di stregoneria.
La trascinano dinanzi al tribunale dei pastori, dove l’aria odora di fumo e di paura.
Supplica, grida, invoca la pietà del suo pastore — Absalon, uomo di Dio e di legge, che però la condanna per salvare la propria reputazione.
La vecchia urla la sua maledizione, prima che il fuoco la consumi:

“Absalon! Anche la tua casa conoscerà il giorno dell’ira!”

II. La giovane sposa

Absalon ha sposato una donna molto più giovane, Anne, bella e fragile come un giglio nel gelo.
Ella vive come prigioniera nella casa del marito, sorvegliata dalla suocera arcigna, Meret, donna di pietà senza amore.
Ma il cuore di Anne batte in segreto per un altro — Martin, figlio di Absalon, giovane e tormentato.
Tra i due nasce un amore proibito, nato dal silenzio e dal desiderio represso.
Il peccato germoglia come un seme nel buio, mentre fuori i roghi ardono ancora.

III. La colpa e la paura

Anne confessa a Martin di avere paura del marito, di sentirsi come una strega prigioniera tra muri sacri.
E nel suo sguardo si insinua un’ombra: il pensiero che la morte di Absalon possa liberarla.
Quando il pastore, una notte, cade malato e muore, il silenzio diventa colpevole.
Forse è stato il suo cuore a tradirlo, forse il desiderio di Anne — ma nessuno osa dirlo.

IV. Il giorno dell’ira

Dopo la morte, la casa si fa ancora più cupa.
Meret accusa Anne di aver ucciso Absalon con arti diaboliche.
La voce della vecchia Marte, bruciata tra le fiamme, sembra tornare come un’eco:

“Anche la tua casa conoscerà l’ira!”

Sotto lo sguardo dei pastori e del popolo, Anne è interrogata, sospesa tra l’amore terreno e il giudizio eterno.
Il volto di Dreyer la fissa immobile, bianco come cera: un’anima tra la paura e la fede.
Infine, spezzata dal terrore e dalla vergogna, confessa — non si sa se per colpa o per disperazione — di essere colpevole.

E mentre la trascinano via, il silenzio cala come una nebbia sacra.
Il cielo resta immobile.
Il giorno dell’ira è venuto, ma non per le streghe: per gli uomini che credono di non esserlo.

Relatore

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