La Corte di Cassazione ha confermato l’estradizione di Serhii Kuznietsov, 49 anni, ufficiale dei servizi segreti ucraini, accusato di aver preso parte al sabotaggio dei gasdotti Nord Stream nel Mar Baltico, avvenuto il 26 settembre 2022. Il verdetto dei giudici italiani dà così via libera alla consegna dell’uomo alla Germania, che da agosto aveva emesso un mandato d’arresto europeo.
Secondo gli inquirenti tedeschi, Kuznietsov sarebbe stato il capo di un commando composto da sette persone, accusato di aver organizzato e portato a termine l’esplosione che danneggiò le infrastrutture energetiche — partecipate da aziende tedesche e dal colosso russo Gazprom — partendo dal porto di Rostock.
Kuznietsov era stato fermato in Italia il 21 agosto, mentre si trovava in vacanza con la famiglia a Rimini. Dopo l’arresto, è stato trasferito nel carcere di Bologna, dove la sua detenzione si è rivelata complessa fin dall’inizio.
L’ufficiale è vegano e celiaco, ma per settimane non ha ricevuto cibo adeguato alla sua dieta. Solo dopo uno sciopero della fame durato quasi due settimane, e dopo un intervento del suo avvocato Nicola Canestrini presso la direzione del carcere, si è riusciti a garantire un’alimentazione compatibile con le sue necessità.
Sempre in ottobre, Kuznietsov ha ricevuto in carcere anche una visita di agenti dei servizi segreti. Il contenuto del colloquio è rimasto completamente riservato.
Con una nota, l’avvocato Canestrini ha preso atto della decisione della Cassazione, che ha respinto il ricorso contro la precedente sentenza della Corte d’Appello di Bologna:
«La consegna alla Germania viene confermata — afferma — ma le motivazioni dei giudici non sono ancora note».
La Bundespolizei, la polizia federale tedesca, dovrebbe prendere in custodia Kuznietsov nei prossimi giorni.
Il legale non si arrende:
«La battaglia per i diritti è tutt’altro che conclusa. Ora continuerà in Germania, dove potremo finalmente lavorare nel merito, una volta avuto accesso al fascicolo che finora è stato sistematicamente negato».
Nonostante la delusione, Canestrini mantiene la fiducia:
«Confido nell’assoluzione. La giustizia non è un miracolo che accade da solo: è un percorso lungo, complesso, fatto di ostinazione e lavoro costante».
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