Riduzione in un atto per teatro di prosa
ZINOVIJ
Dalla città.
Ho sentito voci, Katerina…
Interno di una grande casa mercantile nella provincia di Mcensk. Odore di farina, silenzio di provincia. Una finestra chiusa. Katerina è sola.
KATERINA
(gira attorno al tavolo)
Il vento soffia, ma qui dentro non si muove niente.
Non c’è odore d’erba, né voce, né risa.
Solo scale, e la voce di mio suocero che comanda.
Io non sono morta — ma la mia vita non c’è.
Rumore di passi. Entra Boris.
BORIS
Katerina, la farina è finita e tu sogni.
Mia nuora… le donne devono lavorare, non pensare.
KATERINA
(piano)
Lavoro, Boris Timofeevič.
Solo che… nessuno mi ha insegnato a respirare.
Boris la fissa, sospetta. Esce. Katerina resta immobile. Si sente un canto lontano di uomini che scaricano sacchi. Entra Sergej, giovane, allegro, impudente.
SERGEJ
Ah, la padrona! Da sola, come una perla chiusa nel guscio.
Posso aiutarla ad aprirlo?
KATERINA
(stupita)
Tu parli come se la tua lingua non avesse paura.
SERGEJ
La paura?
La tengo in tasca, vicino al coltello.
Si avvicina. Pausa. I due si guardano a lungo.
KATERINA
Tu giochi col fuoco.
E io… con la cenere.
Si baciano. Luci basse. Il suono della porta. Rumore di passi: Boris. Sergej fugge dietro una tenda.
BORIS
Dov’è la chiave del magazzino?
E cos’è questo profumo d’uomo?
KATERINA
Forse un topo, Boris Timofeevič.
Anche i topi hanno odore di vita.
BORIS
(la afferra)
Attenta, ragazza.
Ti tengo d’occhio — la notte ha orecchie.
Esce. Silenzio. Katerina resta tremante, poi sorride con crudeltà nuova.
Notte. Katerina e Sergej soli. Una candela.
KATERINA
Non vivrò sotto il suo occhio.
Un goccio, due… nel piatto del vecchio.
Il veleno non ha voce.
SERGEJ
E dopo?
Chi sarà il prossimo?
KATERINA
Chiunque osi togliermi il respiro.
Luce sul tavolo. Boris mangia, tossisce, cade. La casa tace. La candela si spegne.
Giorno. Il marito Zinovij torna improvvisamente. Trova la casa diversa.
ZINOVIJ
Che silenzio… dov’è mio padre?
KATERINA
È andato al mercato.
E tu… da dove torni, marito mio?
Si sente un rumore dietro la porta. Sergej appare, coltello in mano.
KATERINA
Sergej!
(urla improvvisa)
Non voglio più paura!
Zinovij viene colpito. Cade. Katerina guarda il corpo, poi Sergej.
KATERINA
Ora siamo liberi.
Liberi, sì… come i pesci nella rete.
Tempo dopo. Una festa di nozze clandestina tra Katerina e Sergej. Gli operai ridono. Poi bussano alla porta: polizia.
POLIZIOTTO
Aprite in nome della legge!
Abbiamo trovato un corpo nel magazzino. Due corpi.
Katerina e Sergej si guardano. Sergej indietreggia.
SERGEJ
Io non ho ucciso nessuno!
È stata lei!
KATERINA
(tremante)
Ah… e così finisce l’amore.
Un grido, un bacio, una lama — e poi il gelo.
Campo di prigionia. Freddo, nebbia. Donne incatenate. Sergej e Katerina in fila.
DONNA 1
Guarda la borghese… anche qui si porta il rossetto dell’inferno.
KATERINA
(quieta)
Non mi serve più.
Mi basta la memoria del suo sguardo.
Sergej ride e flirta con un’altra prigioniera.
KATERINA
Sergej!
(urla, corre verso di lui)
Vieni con me, giù, nel fiume!
Lo afferra. Cadono insieme nel gorgo.
Silenzio. La neve comincia a cadere. Le donne osservano. Lontano, un canto russo spezzato.
CORO (fuori scena)
L’acqua porta via i peccati —
ma non la solitudine.
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