Ecco uno dei racconti più celebri e amati di H.P. Lovecraft: “Il richiamo di Cthulhu”.
Tutto cominciò con la morte dello zio del protagonista, un professore di storia che aveva dedicato la vita a ricerche su culti antichi e misteriosi. Tra i suoi effetti personali, vennero trovati strani appunti e documenti che parlavano di un culto segreto, diffuso in tutto il mondo, che venerava un essere mostruoso chiamato Cthulhu. La descrizione era terrificante: un gigantesco mostro dalle fattezze tentacolari, con ali enormi e occhi che sembravano contenere la follia dell’universo.
Il narratore scoprì che, in diverse parti del mondo, artisti e scienziati avevano avuto visioni inquietanti di città sommerse, strane figure e strani simboli, senza riuscire a spiegare la loro origine. Queste visioni, spesso accompagnate da terrore e follia, erano legate al risveglio imminente di Cthulhu, che dormiva nelle profondità dell’oceano nel suo tempio sommerso, la città di R’lyeh.
Il protagonista incontrò poi un poliziotto che gli parlò di un culto attivo in Louisiana, che ancora oggi venerava la creatura, con rituali notturni e sacrifici. La sensazione era che Cthulhu non fosse solo un mito, ma un’entità reale, potente e immortale, che attendeva il momento giusto per risvegliarsi e reclamare il mondo.
Alla fine, il narratore rimane con un senso di terrore cosmico: l’umanità è insignificante di fronte a queste forze antiche, e il sonno di Cthulhu non è eterno. Ogni notte, lontano dagli occhi umani, il mostro continua a dormire, pronto a tornare, mentre le menti sensibili avvertono il richiamo di qualcosa di più grande, oscuro e incomprensibile.
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