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Diamanti, zaffiri e diaspro: il gusto per i gioielli e le pietre preziose di Dio nella Bibbia

Il lusso sfrenato è di gradito a Dio. Nella Bibbia, la parola diretta declamata dal Signore, è chiara: a JHWH piacciono gli oggetti d’arte forgiati con pazienza dall’orafo e materiali preziosissimi. La Bibbia menziona i gioielli e le pietre preziose in diversi passi, sia nell’Antico che nel Nuovo Testamento, sebbene in quest’ultimo le pietre abbiano funzioni simboliche-allegoriche.

Ad esempio, nell’Antico Testamento, l’oro, l’argento e le pietre preziose sono spesso menzionati come materiali utilizzati per la costruzione del Tabernacolo e del Tempio di Salomone. Nel Vangelo le pietre preziose sono menzionate in relazione alla descrizione dell’Apocalisse, dove vengono descritte le pietre preziose incastonate nelle coppe portate dagli angeli nel vangelo di Giovanni. In generale, i gioielli e le pietre preziose sono  utilizzati come simboli di ricchezza e di prestigio. Dio stesso sembra molto gradire le pietre preziose: il testo sacro è infatti un tripudio di gioielli preziosi ma non solo: oro e velluti costosi sono da aggiungersi alla lista delle cose belle e sfarzose gradite al nostro signore. Le tavole della legge stesse, addirittura, secondo alcune tradizioni talmudiche, sembrano fatte di zaffiro e Mosè poggiava i piedi su una lastra di questo preziosissimo materiale quando le ha ricevute.

  NEL NUOVO TESTAMENTO

Nell’apocalisse,  capitolo 21 versetti 9-11 si legge: “E uno degli sette angeli che avevano le sette coppe piene delle sette ultime piaghe, venne e mi parlò, dicendo: Vieni, ti mostrerò la sposa, la moglie dell’Agnello. Ed egli mi trasportò in spirito su un monte grande e alto, e mi mostrò la grande città, la santa Gerusalemme, che scendeva dal cielo, da Dio, aveva la gloria di Dio. E il suo fulgore era simile a quello di una pietra preziosissima, come di una pietra di diaspro cristallino”.

Il diaspro  è una forma di quarzo generalmente di colore rosso ma anche di altri colori. Era l’ultima pietra nel pettorale del sommo sacerdote, e la prima pietra nei fondamenti delle mura della nuova Gerusalemme (Esodo 28:20; Apocalisse 21:20). Viene anche usato metaforicamente per descrivere lo splendore del principe di Tiro (Ezechiele 28:13)

Zaffiro

IL PETTORALE DI RE SALOMONE

Il pettorale di Re Salomone è menzionato nel Primo Libro dei Re capitolo 10, versetti 14-21. In questi versetti, si descrive come la regina di Saba, dopo aver visitato il regno di Salomone, gli offrì numerosi doni, tra cui anche un pettorale d’oro massiccio decorato con pietre preziose e perle.

Il pettorale di Salomone era un gioiello importante e simbolico, poiché rappresentava la sua regalità e il suo potere. Le pietre preziose e le perle utilizzate per decorarlo, erano probabilmente smeraldi, topazi, rubini, perle e diamanti, che erano considerati preziosi e rari al tempo di Salomone.

La descrizione del pettorale come d’oro massiccio e decorato con pietre preziose e perle indica la grande ricchezza e il potere di Salomone e il suo regno, ma anche il valore simbolico di questi gioielli nell’Antico Testamento, utilizzati per rappresentare il potere regale e la grandezza divina.

IL PETTORALE DI ARONNE

Dio, quando parla a Mosè sul monte Sinai, gli ordina di fabbricare un gioiello prezioso per suo fratello Aronne, gran sacerdote. Il pettorale di Aronne è descritto nel Terzo libro dell’Esodo, capitolo 28, versetti 15-30. Vi è descritto come Dio ordinò a Mosè di fabbricare un pettorale per il sommo sacerdote Aronne, come parte delle vesti sacre che doveva indossare durante il servizio sacerdotale nel tabernacolo.   Gli ordina anche di fabbricare, in oro, porpora rossa e porpora viola, lo efod, una sorta di grembiule prezioso da mettere sul petto. Il pettorale rappresentava la presenza divina tra il popolo e la sua protezione, e le 12  pietre preziose incastonate rappresentavano le dodici tribù d’Israele, sottolineando l’unità del popolo di Dio.

Il testo integrale riporta la parola di Dio,  che così è:

“Faranno dunque dei paramenti sacri per Aronne tuo fratello, e per i suoi figliuoli, affinché mi esercitino l’ufficio di sacerdoti.
Farai pure il Pettorale del Giudizio, artisticamente lavorato; lo farai come il lavoro dell’efod: d’oro, di filo violaceo, porporino, scarlatto, e di lino fino ritorto. Sarà quadrato e doppio; avrà la lunghezza di una spanna, e una spanna di larghezza.
E vi incastonerai un serie di pietre: quattro ordini di pietre;
nel primo ordine sarà un sardonico, un topazio e uno smeraldo;
nel secondo ordine, un rubino, uno zaffiro, un calcedonio;
nel terzo ordine, un opale, un’agata, un’ametista;
nel quarto ordine, un grisolito, un onice e un diaspro.
Queste pietre saranno incastrate nei loro castoni d’oro….”

Il pettorale di Aronne era un gioiello importante e simbolico, poiché rappresentava la sacralità e l’autorità del sommo sacerdote, ma anche il valore simbolico dei gioielli nell’Antico Testamento, utilizzati per rappresentare la presenza divina e la protezione del popolo ebraico.

LO ZAFFIRO E I COMANDAMENTI

Le Tavole della Legge sono le regole dati da Dio a Mosè sul monte Sinai, descritti nel Libro dell’Esodo (capitolo 20).

Queste parole contengono i principi morali fondamentali per vivere una vita giusta secondo Dio, a cui la vendetta e la violenza, in una certa misura, non erano però estranee. Questo Dio, come si legge dalle regole, era molto duro: è stata poi la venuta di Cristo, col suo insegnamento relativo la Carità e il perdono, ad insegnare il senso della compassione e dell’amore. Se col Dio veterotestamentale l’uccisione poteva venir ancora giustificata, con Gesù, foriero di pace e meno dedito alla gioielleria, nell’atto di perdonare e porgere l’altra guancia si comprende che per raggiungere la salvezza dell’anima è meglio farsi martire piuttosto che omicida.

Il racconto della ricezione delle Tavole della Legge è narrato principalmente nel libro dell’Esodo capitolo 20, ma anche in Deuteronomio 5, come detto, ma Questi comandamenti vengono ripetuti e rielaborati in molte altre parti della Bibbia, soprattutto nei libri dell’Esodo, Levitico, Numeri e Deuteronomio. Secondo alcune fonti talmudiche le tavole potrebbero essere composte di zaffiro, pietra blu e trasparente che consentirebbe la lettura del testo dalle due parti.

La lastra sotto i piedi di Mosè,  nel momento in cui Dio gli parlò sul monte Sinai, è composta da costosissimo zaffiro. Nel libro dell’Esodo, 24.10,  Dio ordina a Mosè di salire sul monte per ricevere le Tavole della Legge, e mentre è lì, la Terra trema e un fuoco divampa dalla cima del monte. Dio poi parla a Mosè dal fuoco e gli dà le Tavole della Legge.  La lastra di zaffiro simboleggia la santità e la purezza del luogo in cui Dio parlò a Mosè e gli diede le leggi per il suo popolo.

Il piacere per il lusso di Dio non si ferma però alle pietre preziose, ma si estende anche ai metalli, e in particolare all’oro, e alle stoffe di pregio. Il Tabernacolo è menzionato spesso nel Pentateuco, in particolare nel libro dell’Esodo, dove si descrive in dettaglio la costruzione e l’arredamento del Tabernacolo, che era una tenda sacra utilizzata come luogo di culto per il popolo ebraico durante il loro viaggio nel deserto.

Il Tabernacolo era costituito da varie parti, tra cui un cortile esterno, un’area di sacrifici e un santuario interno chiamato il “Santo dei Santi”, dove l’Arca dell’Alleanza, contenente i Dieci Comandamenti, era conservata. Ogni parte del Tabernacolo era decorata con oro, argento e pietre preziose, tra cui smeraldi, topazi, rubini, perle e diamanti. Questo luogo era considerato prezioso perché era ritenuto il posto in cui Dio abitava tra il Suo popolo e rappresentava la Sua presenza tra loro. Le pietre preziose e i metalli costosi utilizzati per decorare il Tabernacolo rappresentavano la gloria e la maestà di Dio e la Sua santità.

Di fatto, nel vecchio testamento, Dio ha parlato poche volte a noi uomini e per dirci due cose fondamentali: vivere comportandoci in modo giusto secondo la legge di quei tempi e dedicarsi all’arte orafa, per forgiare preziose opere artigianali con cui glorificarlo.

Come dice Papa Francesco nella sua enciclica Gaudete et exultate, la nostra missione è, però, perseguire la santità e non il proprio piacere personale, anche se questo inserito nell’ambito della liturgia e della devozione. Quindi, in conclusione a questa riflessione sullo sfarzo di zaffiri e rubini, ricordiamo le parole di  Giovanni ( cap. 2, versetto 15), affinchè le pietre preziose e i gioielli, con la loro folgorante bellezza, non diventino concupiscenza degli occhi e non ci distraggano dal nostro percorso verso al diaspro cristallino della Gerusalemme Celeste.

  “ La concupiscenza della carne, la concupiscenza  degli occhi e la superbia non vengono da Dio, ma dal mondo”. E il mondo passa, con la sua concupiscenza, ma chi fa la volontà di Dio rimane in eterno!”

Liliane Tami

Relatore

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