Liliane Tami
Il 22 dicembre 1216 papa Onorio III promulgò la bolla con cui approvava e confermava la forma di vita scelta a Tolosa da un gruppo di sacerdoti dediti alla predicazione contro l’eresia. Con quell’atto nasce ufficialmente l’Ordine dei Predicatori, destinato a segnare in modo decisivo la storia della Chiesa e della cultura europea: l’Ordine domenicano.
San Domenico, infatti, sapeva dialogare coi catari, viveva in povertà come loro e sapeva farseli amici per poi convertirli, mediante l’esempio della vita retta e l’intelletto.
L’Europa del primo Duecento era attraversata da profonde tensioni religiose e sociali. Eresie come il catarismo e il valdismo mettevano in discussione dottrina, sacramenti e autorità ecclesiale, spesso intercettando il malcontento popolare. E’ in questo periodo instabile e caotico che emerge la figura di Domenico di Guzmán, sacerdote spagnolo che comprese come la lotta all’eresia non potesse essere affidata solo alla repressione, ma dovesse passare attraverso la predicazione, lo studio e la testimonianza di vita evangelica. Accanto allo studio, infatti, la vita privata sobria, umile e ancorata alla carità diviene strumento di conversione.
Domenico intuì che per convincere bisognava prima comprendere: conoscere le Scritture, la teologia, ma anche le ragioni degli avversari. Da qui l’idea di un ordine nuovo, povero come gli apostoli, itinerante, colto e radicalmente votato alla predicazione.
I domenicani, come i Francescani (la cui regola sarà approvata nel 1223), rientrano tra i cosiddetti Ordini Mendicanti. Rinunciano alla proprietà personale e comunitaria per vivere di elemosina, ma con una vocazione specifica: difendere la verità della fede attraverso la parola. Non a caso il motto dell’Ordine sarà Veritas.
La lotta all’eresia non si traduce solo in predicazione popolare, ma anche in un impegno sistematico nello studio. I domenicani entrano presto nelle università, soprattutto a Parigi e Bologna, diventando protagonisti della nascente teologia scolastica.
In oltre ottocento anni di storia, l’Ordine domenicano ha ospitato anime profondamente diverse. Tra i santi spiccano Tommaso d’Aquino, che con la sua Summa Theologiae ha offerto alla Chiesa una sintesi monumentale di fede e ragione, e Pietro da Verona, martire nella lotta contro le eresie.
Accanto a loro emergono figure femminili di straordinaria statura spirituale e politica, come Caterina da Siena, dottore della Chiesa, e la beata Osanna Andreasi, particolarmente cara alla tradizione mantovana.
Ma la storia domenicana conosce anche personalità controverse e tragiche: Girolamo Savonarola, Tommaso Campanella e Giordano Bruno, figure che incarnano il lato drammatico del confronto tra libertà intellettuale, profezia, potere e ortodossia. Alcuni pagarono con il carcere o con il rogo la radicalità delle loro idee, mostrando quanto il confine tra difesa della verità ed esercizio del potere potesse essere sottile. A volte non basta l’appartenenza ad un ordine per essere rivestiti di santità.
L’Ordine dei Predicatori nasce per combattere le eresie, ma la sua missione va ben oltre una contingenza storica. Al cuore della vocazione domenicana resta l’idea che la fede cristiana abbia bisogno di essere pensata, detta e testimoniata, soprattutto nei momenti di crisi.
Nel mondo contemporaneo, attraversato da nuove forme di confusione dottrinale e spirituale, l’intuizione di san Domenico conserva una sorprendente attualità: non si risponde allo smarrimento con slogan o violenza, ma con studio rigoroso, povertà evangelica e amore per la verità. San Domenico dialogava in amicizia coi catari per riportarli sulla retta via: in modo analogo anche la chiesa di oggi è chiamata, nell’amicizia , a dialogare con le nuove forme religiose/ideologiche ( new age, ateismo, esoterismo, filosofie decostruttiviste/gender) per guidarle, con amore e tenerezza, verso al Sommo Bene.
È questa la grande eredità di un ordine nato il 22 dicembre 1216 per difendere la fede, ma capace di parlare ancora al presente.
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