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Pannelli fonoassorbenti : un rivestimento pericoloso- parla l’ingegnere Rivo Cortonesi

Desidero esprimere una mia opinione sulla tragedia di CRANS-MONTANA.

Dalla foto dell’incendio dei pannelli fonoassorbenti del soffitto si vede chiaramente che il fuoco si è innescato da lì. Questi pannelli sembrerebbero essere in poliuretano espanso grigio a cellule aperte del tipo bugnato. È un materiale economico molto usato per la correzione acustica (per evitare il riverbero sonoro), ma se non è specificamente trattato con additivi ignifughi di alta qualità, è altamente infiammabile.

La forma “a contenitore di uova” aumenta drasticamente la superficie di contatto con l’ossigeno. Questo migliora l’acustica del locale, ma in caso di incendio funge da accelerante, permettendo alla fiamma di propagarsi a velocità spaventosa (fenomeno noto come Flashover).

La combustione del poliuretano non genera solo fumo, ma un vero e proprio mix letale. Il poliuretano è un polimero che contiene legami carbonio-azoto. Quando brucia, specialmente in ambienti chiusi dove l’ossigeno si consuma in fretta, avviene la decomposizione termica che libera:

– cianuro di idrogeno, un gas estremamente tossico perché inibisce la respirazione cellulare. In pratica, impedisce alle cellule di usare l’ossigeno, portando all’asfissia chimica in pochissimi minuti, spesso prima che le fiamme raggiungano le persone.

– monossido di carbonio, che si lega all’emoglobina impedendo il trasporto dell’ossigeno nel sangue.

– isocianati, cioè vapori fortemente irritanti per le vie respiratorie.

La combinazione tra cianuro di idrogeno e monossido di carbonio dà luogo a un “mix tossico sinergico” micidiale. Questo spiega perché in incendi simili (come quello storico del Station Nightclub negli USA o del Kiss in Brasile, che hanno dinamiche identiche a quelle che è molto probabile possano essersi verificate per Crans-Montana) le vittime spesso non riescono nemmeno a raggiungere l’uscita pur essendo ancora “lontane” dalle fiamme visibili.

C’è un’analogia chimica anche con quanto avvenuto il 24 marzo del 1999 per il traforo del Monta Bianco dove l’incendio fu originato da un camion frigorifero (un Volvo FH12) che trasportava farina e margarina. La struttura coibentata del camion frigorifero era realizzata proprio con pannelli isolanti in schiuma di poliuretano. Bruciando, questi pannelli rilasciarono enormi quantità di cianuro di idrogeno e monossido di carbonio. Le autopsie e le indagini confermarono che molte delle 39 vittime non morirono bruciate, ma intossicate dai fumi ben prima che le fiamme le raggiungessero.

È quindi molto probabile che anche molte di quelle del CRANS-MONTANA abbiano subito la stessa sorte prima di venire in contatto con il fuoco.

Rivolgo caldamente a tutti i ticinesi l’invito a togliere immediatamente questo materiale da tutti i locali nel quale fosse ancora eventualmente presente.

Ing. Rivo Cortonesi

Tecnico acustico

Relatore

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