Vladislav Jur’evič Surkov (Solncevo, 21 settembre 1964) è stato per oltre due decenni una delle figure più influenti e meno visibili del potere russo. Imprenditore, stratega politico, ideologo e consigliere presidenziale, Surkov ha incarnato un ruolo atipico: non tanto quello del decisore formale, quanto quello del costruttore di cornici, dell’uomo che ha contribuito a dare forma narrativa, istituzionale e simbolica al sistema di potere sviluppatosi attorno a Vladimir Putin a partire dal 2000.
Dal 2013 al febbraio 2020 è stato consigliere personale del presidente russo per i rapporti con Abcasia, Ossezia del Sud e Ucraina, con il grado civile di Consigliere di Stato effettivo della Federazione Russa di 1ª classe. La sua influenza, tuttavia, è sempre stata percepita come sproporzionata rispetto agli incarichi ufficiali, tanto che molti osservatori hanno parlato di lui come di una vera e propria eminenza grigia del Cremlino.
La biografia di Surkov è segnata da zone d’ombra e versioni divergenti, elemento che ha contribuito alla sua aura ambigua. Secondo la versione ufficiale, nacque nel 1964 nell’Oblast di Lipeck; secondo altri documenti, nel 1962 a Shali, nella Repubblica Ceceno-Inguscia. Il suo nome di nascita sarebbe stato Aslambek Dudaev, e avrebbe avuto origini miste: madre russa, padre ceceno. Dopo la separazione dei genitori, fu cresciuto dalla madre e battezzato nella Chiesa ortodossa.
Surkov stesso ha affermato di essere parente di Džochar Dudaev, primo presidente della Cecenia indipendentista. Un dato che, vero o meno, contribuisce a spiegare la sua successiva centralità nei dossier caucasici.
Il suo percorso formativo è frammentato: studi non conclusi in ingegneria metallurgica al MISiS di Mosca, servizio militare tra il 1983 e il 1985 (secondo alcune fonti nell’artiglieria, secondo altre nel GRU), studi di regia teatrale all’Istituto di Cultura di Mosca, e infine una laurea in economia all’Università Internazionale di Mosca nel 1990. Questa combinazione di teatro, economia e apparati statali tornerà centrale nel suo stile politico.
Negli anni della perestrojka e della nascente economia di mercato, Surkov entra nel mondo degli affari, lavorando inizialmente con Michail Chodorkovskij e poi in istituti finanziari chiave come Menatep e Alfa-Bank. In questi ambienti sviluppa competenze decisive nella comunicazione, nel marketing e nella gestione delle élite.
Nel 1999 avviene il salto decisivo: dopo una breve esperienza come responsabile delle pubbliche relazioni del canale televisivo ORT, Surkov viene nominato vice capo dell’Amministrazione Presidenziale. Da quel momento, e per oltre dieci anni, sarà uno degli uomini più influenti del Cremlino.
Il contributo più noto di Surkov è l’elaborazione della dottrina della “democrazia sovrana”, presentata ufficialmente a partire dal 2006. Secondo questa visione, la Russia è una democrazia, ma non modellata sugli standard occidentali: la sovranità nazionale viene posta come valore superiore rispetto al pluralismo competitivo promosso da Stati Uniti e Unione Europea.
Surkov descriveva la sovranità come un «sinonimo politico di competitività», e la democrazia russa come un sistema adattato alla storia, alla cultura e alle esigenze strategiche del Paese. In Occidente questa dottrina è stata spesso letta come una giustificazione ideologica dell’autoritarismo; in Russia, invece, è stata accolta come linguaggio politico difensivo, utile nel confronto internazionale.
Nel corso degli anni 2000, Surkov è stato associato alla costruzione del sistema dei partiti controllati, al rafforzamento di Russia Unita, al controllo dei media televisivi e alla gestione dei movimenti giovanili filo-governativi. Non a caso, nel 2011 l’oligarca Michail Prochorov lo definì pubblicamente «il principale burattinaio del processo politico russo».
La stampa internazionale lo ha spesso descritto come stratega oscuro, capace di mescolare ideologia, comunicazione, ambiguità e pragmatismo. Il documentarista della BBC Adam Curtis ha attribuito a Surkov un ruolo decisivo nel trasformare la politica russa in una forma di teatro permanente, dove verità e finzione si intrecciano deliberatamente.
Dal 2013, come consigliere personale di Putin, Surkov si occupa direttamente dei dossier più sensibili: Ucraina, Donbass, Abcasia e Ossezia del Sud. Dopo il referendum in Crimea del 2014, viene inserito nelle liste di sanzioni degli Stati Uniti e dell’Unione Europea. La sua risposta – ironica e provocatoria – diventa celebre, rivelando anche il suo profilo culturale non convenzionale.
Nel 2019 pubblica su Nezavisimaja Gazeta l’articolo “The Long State of Putin”, in cui teorizza il putinismo come sistema politico destinato a durare oltre le singole persone. Nel febbraio 2020 viene rimosso dall’incarico; pochi giorni dopo dichiara di essersi dimesso volontariamente, sostenendo che il “contesto” ucraino era cambiato.
Le sue affermazioni sull’Ucraina – «non esiste l’Ucraina» come entità politica autonoma – hanno suscitato forti reazioni internazionali, ma sono coerenti con la sua visione di lungo periodo: la politica come campo di forze storiche, non come semplice diplomazia.
Surkov oggi è formalmente fuori dalla scena politica, ma il suo lascito resta centrale per comprendere la Russia contemporanea. Più che un ideologo in senso classico, è stato un ingegnere del potere, capace di tradurre esigenze strategiche in linguaggio politico, culturale e simbolico.
In un sistema spesso interpretato solo in chiave repressiva o personalistica, Surkov rappresenta l’altra dimensione del putinismo: la costruzione intellettuale del potere, il tentativo di dare forma e durata a un modello alternativo di Stato.
Capire Surkov significa capire che il potere russo non si regge solo sulla forza, ma anche su narrazioni, architetture concettuali e regia politica. Ed è proprio in questo spazio, invisibile ma decisivo, che Vladislav Surkov ha giocato il suo ruolo più importante.
Dal 24 luglio 1943 all’11 gennaio 1944, la vita di Galeazzo Ciano — genero di…
I quattro sopravvissuti di Crans-Montana Il lungo cammino dei grandi ustionati, tra dolore, tecnica e…
Quando la fantascienza diventa tecnologia quotidiana Per oltre un secolo è rimasta un’idea sospesa tra…
8 GENNAIO 2025 - 8 GENNAIO 2026 . In ricordo di Claudio Canonica CLAUDIO CANONICA…
Se gli Stati Uniti attaccano, finisce tutto. Anche la NATO «Se gli Stati Uniti ci…
Perché la Svizzera vota e perché il mondo dovrebbe riflettere In un’epoca in cui tutto…
This website uses cookies.