Cultura

Mafalda di Savoia: la principessa che non tornò

Nacque a Roma, in una mattina limpida di novembre del 1902, quando il suono delle campane di San Pietro si mescolava al vociare delle carrozze che salivano al Quirinale. Era la seconda figlia del re Vittorio Emanuele III e della regina Elena del Montenegro: una principessa, sì, ma con un’anima diversa da quella dei palazzi e delle uniformi.
Fin da bambina, Mafalda mostrò un sorriso aperto e una curiosità viva, un cuore attento alle persone e alle loro storie. Amava la musica, le rose del giardino di Racconigi e i tramonti di Roma. A corte la chiamavano “la dolce”, e non era un vezzo: nei suoi occhi si leggeva una bontà che pochi conservano crescendo.

Quando, a ventitré anni, conobbe Filippo d’Assia, la sua vita sembrò aprirsi alla favola. Era un principe tedesco, alto, elegante, con l’aria austera e malinconica di chi porta sulle spalle il peso di una dinastia antica. Si erano incontrati a Roma, durante una visita ufficiale, e tra loro nacque un affetto sincero, fatto di rispetto e curiosità reciproca.
Il matrimonio, celebrato nel 1925 nella cappella del Quirinale, fu uno degli eventi più solenni del regno. Le luci, le divise, la musica: tutto parlava di un’unione tra due grandi case reali. Ma, dietro la cerimonia, si intravedevano già le ombre della storia. L’Italia di Mussolini e la Germania di Weimar stavano cambiando, e presto quei due mondi si sarebbero fusi in un legame politico inquietante.


Mafalda e Filippo vissero tra Roma, Kassel e Kronberg, oscillando tra la grazia italiana e il rigore tedesco. Ebbero quattro figli, che Mafalda amò con una dolcezza intensa, quasi ansiosa. Filippo, invece, si avvicinò progressivamente al nazionalsocialismo: fu nominato governatore d’Assia e divenne interlocutore di Hitler. Ma il suo rapporto con il Führer fu sempre ambiguo — più politico che ideologico, più opportunista che convinto. E quando comprese la natura reale del regime, era ormai troppo tardi per sottrarsi.

Mafalda, dal canto suo, non nascose mai una certa avversione per il fascismo e per le sue pose militaresche. Preferiva occuparsi di opere caritative, di bambini e di feriti, mantenendo un distacco che non passò inosservato. I tedeschi la consideravano ingenua, gli italiani troppo libera. Ma lei continuava a seguire il proprio cuore, senza calcoli né prudenza.

Poi venne il 1943.
L’Italia crollò, l’armistizio con gli Alleati fu firmato, e il re — suo padre — fuggì da Roma. Per Hitler, fu un tradimento. E per Mafalda, una condanna.
Quando seppe che il marito era stato arrestato e internato in Germania, volle partire per avere notizie di lui. Ma fu una trappola: la Gestapo la convocò a Berlino con il pretesto di un colloquio, e da lì non uscì più. Arrestata come “figlia del re traditore”, fu deportata nel campo di concentramento di Buchenwald, sotto il falso nome di Frau von Weber.

Nel gelo del campo, Mafalda divenne una leggenda silenziosa. Condivideva il pane con i prigionieri, parlava sottovoce in italiano e francese, confortava i malati. “È una principessa,” dicevano gli altri, “ma sembra una di noi.”
Un giorno, durante un bombardamento alleato, la baracca dove si trovava venne colpita. Rimase gravemente ferita, le mani bruciate, il volto sfigurato. Morì pochi giorni dopo, il 28 agosto 1944, senza clamore, senza cerimonia, solo con un sussurro di preghiere intorno al suo letto di fortuna.

Filippo d’Assia sopravvisse alla guerra, prigioniero degli americani. Uscì dal conflitto come un uomo distrutto: il suo titolo, la sua patria e la sua famiglia erano perduti. Morì nel 1980, portando sempre con sé il peso di quella morte che non aveva potuto impedire.

Così si chiuse la parabola di Mafalda di Savoia, la principessa che amò troppo la vita per salvarsi da essa.
Nessuna statua la celebra nei giardini del potere, ma il suo nome è inciso nel silenzio delle memorie: quello di una donna che, tra due regni e due guerre, scelse la compassione come unico trono.

Relatore

Recent Posts

Gli ultimi cinque mesi della sua vita

Dal 24 luglio 1943 all’11 gennaio 1944, la vita di Galeazzo Ciano — genero di…

7 ore ago

I sopravvissuti di Crans-Montana al Niguarda: trapianto di pelle e procedure per i grandi ustionati

I quattro sopravvissuti di Crans-Montana Il lungo cammino dei grandi ustionati, tra dolore, tecnica e…

7 ore ago

Elettricità nell’aria, senza cavi – la Finlandia riscopre Tesla

Quando la fantascienza diventa tecnologia quotidiana Per oltre un secolo è rimasta un’idea sospesa tra…

7 ore ago

Claudio Canonica – in memoria di un uomo di cultura che ha dato tanto al Ticino

8 GENNAIO 2025 - 8 GENNAIO 2026 . In ricordo di Claudio Canonica CLAUDIO CANONICA…

8 ore ago

Groenlandia, il grande gelo della geopolitica

Se gli Stati Uniti attaccano, finisce tutto. Anche la NATO «Se gli Stati Uniti ci…

14 ore ago

Il denaro contante è libertà – Votare si ad una valuta libera l’8 marzo

Perché la Svizzera vota e perché il mondo dovrebbe riflettere In un’epoca in cui tutto…

14 ore ago

This website uses cookies.