Perché la Svizzera vota e perché il mondo dovrebbe riflettere
In un’epoca in cui tutto sembra dover passare da uno schermo, da un’app o da un’autorizzazione digitale, la Svizzera si ferma a riflettere su una domanda fondamentale: che cosa significa davvero libertà economica?
L’8 marzo, i cittadini saranno chiamati alle urne per pronunciarsi sull’iniziativa popolare “Sì a una valuta svizzera indipendente e libera con monete o banconote (Il denaro contante è libertà)”, lanciata dal Movimento svizzero per la libertà. Il cuore della proposta è semplice e, proprio per questo, dirompente: garantire per legge la disponibilità sufficiente di monete e banconote e subordinare qualsiasi eventuale cambio di valuta al voto del Popolo e dei Cantoni.
Un principio che, fino a pochi anni fa, sarebbe apparso scontato. Oggi non lo è più.
«Le persone devono sempre poter pagare in contanti, se lo desiderano».
Così ha riassunto il senso dell’iniziativa Richard Koller, membro del comitato promotore. Le banconote non sono un feticcio del passato, ma uno strumento di libertà quotidiana, accessibile a tutti, indipendente da sistemi informatici, blackout, piattaforme private o controlli centralizzati.
Lo ha ribadito anche Roland Büchel, consigliere nazionale UDC: il problema non è teorico. Già oggi, in Svizzera, i contanti vengono rifiutati in modo sempre più frequente – persino in alcuni mercatini di Natale. Quando questo accade, non è solo una scelta commerciale: è una limitazione pratica della libertà di pagamento.
Il consigliere nazionale ticinese Paolo Pamini ha toccato un punto decisivo:
«Non siamo contro il denaro digitale, ma per la preservazione del denaro contante fisico».
Il contante non lascia tracce, non costruisce profili, non dipende da password, server o identità digitali. In caso di crisi, attacchi informatici o decisioni arbitrarie, resta l’ultimo baluardo di autonomia personale. È una forma di resilienza silenziosa, ma potentissima.
Chi pensa che questi timori siano astratti dovrebbe ricordare quanto accaduto in Canada nel 2022. Durante le proteste dei camionisti contro le misure sanitarie, il governo guidato da Justin Trudeau ha autorizzato il blocco dei conti bancari di cittadini considerati dissidenti, senza necessità di una condanna giudiziaria.
Un fatto senza precedenti in una democrazia occidentale.
In quel momento, migliaia di persone hanno scoperto una verità scomoda: chi controlla il denaro digitale può sospendere, di fatto, la vita civile di un individuo.
Se il contante non fosse esistito, ogni margine di sopravvivenza economica sarebbe stato annullato con un clic.
Il Consiglio federale ha deciso di opporre all’iniziativa un controprogetto diretto, riconoscendo l’importanza delle monete e delle banconote per l’economia e la società. Tuttavia, per i promotori, il testo governativo resta troppo vago.
Non menziona esplicitamente banconote e monete, non parla chiaramente di franco svizzero, lasciando spazio a interpretazioni future. In una materia tanto delicata, la vaghezza non è neutralità: è fragilità giuridica.
Alla fine, il voto dell’8 marzo non è un referendum contro il progresso tecnologico. È una scelta su chi decide.
Decide il cittadino, con il suo portafoglio e la sua libertà concreta?
O decidono infrastrutture digitali, istituti finanziari e norme imposte dall’alto?
Difendere il contante significa difendere la possibilità di dire no, di restare indipendenti, di vivere senza dover chiedere permesso per ogni gesto economico.
In questo senso, lo slogan dell’iniziativa non è retorica:
il denaro contante è libertà. E una libertà, quando non è più garantita, non si recupera facilmente.
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