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Meta e Google: la virata a destra

Negli ultimi mesi, mentre l’Unione europea discute il futuro della regolazione digitale, si sta delineando un intreccio sempre più stretto tra grandi aziende tecnologiche e una parte del Parlamento europeo tradizionalmente critica verso le norme comunitarie. Meta e Google, secondo un’indagine condotta da Corporate Europe Observatory e LobbyControl, avrebbero intensificato i contatti con eurodeputati dell’estrema destra per influenzare l’iter legislativo del cosiddetto Digital Omnibus, il pacchetto con cui Bruxelles intende rivedere e armonizzare le regole su dati, piattaforme e intelligenza artificiale.

Il quadro che emerge dal dossier è quello di una strategia di lobbying raffinata e mirata. Gli incontri tra le Big Tech statunitensi e i rappresentanti dei gruppi Ecr, Patriots e Nazioni Sovrane sarebbero aumentati in modo significativo proprio mentre la Commissione europea presentava, lo scorso 19 novembre, la sua proposta di Omnibus digitale. Non si tratterebbe di un semplice dialogo istituzionale, ma di un’azione coordinata volta a creare convergenze politiche utili ad ammorbidire le regole che più incidono sui modelli di business delle grandi piattaforme.

Corporate Europe Observatory e LobbyControl hanno messo a confronto il testo della proposta europea con i documenti ufficiali di lobbying di Google, Meta, Microsoft e delle associazioni di categoria del settore. Dal raffronto emergerebbe una “sovrapposizione allarmante” tra le modifiche legislative in discussione e le richieste avanzate dalle aziende tecnologiche. In altre parole, alcune delle correzioni previste dal Digital Omnibus sembrano ricalcare, quasi punto per punto, le istanze delle Big Tech, soprattutto laddove si tratta di ridurre vincoli e obblighi.

Le aree più sensibili sono due: la protezione dei dati personali e la regolazione dell’intelligenza artificiale. Da un lato, le norme europee sulla privacy rappresentano da anni un argine alla raccolta e all’utilizzo massivo dei dati da parte delle piattaforme. Dall’altro, l’AI è il nuovo terreno di scontro globale, dove l’Europa tenta di imporre limiti etici e giuridici a tecnologie che promettono enormi profitti. È proprio su questi capitoli che le organizzazioni firmatarie dell’indagine vedono il rischio maggiore di un arretramento normativo.

Secondo Bram Vranken, ricercatore di Corporate Europe Observatory, l’allineamento tra le richieste delle lobby tecnologiche e le proposte di modifica del Digital Omnibus potrebbe tradursi in una vera e propria erosione dei diritti digitali dei cittadini europei. Felix Duffy, di LobbyControl, parla apertamente di uno sviluppo pericoloso: l’alleanza tattica tra Big Tech e forze politiche che da tempo contestano le regolazioni europee sul digitale rischia di indebolire gli strumenti di difesa della democrazia proprio nel momento in cui sarebbero più necessari.

I numeri confermano l’intensità dello sforzo. La spesa per il lobbying del settore digitale è passata dai 113 milioni di euro del 2023 ai 151 milioni attuali, con un incremento di oltre il 33% in due anni. Una crescita che riflette l’importanza strategica attribuita dalle grandi aziende tecnologiche alle decisioni che verranno prese a Bruxelles. Il Parlamento europeo, sempre più frammentato e polarizzato, diventa così un terreno di influenza decisivo.

La vicenda del Digital Omnibus mette in luce una tensione strutturale dell’Unione europea: da un lato l’ambizione di essere un modello globale di regolazione digitale, dall’altro la pressione costante di interessi economici enormi, capaci di costruire alleanze trasversali pur di difendere i propri margini di manovra. In gioco non c’è solo l’equilibrio tra mercato e regole, ma la capacità stessa dell’Europa di tutelare diritti, trasparenza e sovranità democratica nell’era delle piattaforme.

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