Per un anno Nora Bussigny, giornalista francese non ebrea, ha scelto di attraversare una linea invisibile ma sempre più presente nel dibattito europeo: si è infiltrata sotto copertura nei movimenti anti-Israele e nell’attivismo radicale francese. Ne è nato Les nouveaux antisémites. Enquête d’une infiltrée dans les rangs de l’ultragauche, un libro che in Francia ha provocato un vero terremoto politico e culturale, mentre in Italia è passato quasi sotto silenzio. Eppure, ciò che racconta non riguarda solo Parigi o le banlieue: riguarda l’Europa intera.
Il cuore dell’inchiesta di Bussigny è disturbante perché smaschera un meccanismo ormai ricorrente: l’antisemitismo non si presenta più con i simboli rozzi del passato, ma assume il linguaggio dei diritti, dell’antirazzismo e dell’impegno politico. L’odio contro gli ebrei viene spesso mascherato da “antisionismo”, da militanza anti-imperialista o da critica radicale a Israele, fino al punto in cui il confine tra legittima critica politica e demonizzazione di un popolo viene deliberatamente cancellato. È proprio in questo slittamento semantico che l’odio trova oggi la sua rispettabilità.
Attraverso testimonianze dirette, slogan ascoltati nelle università, assemblee militanti e manifestazioni di piazza, Bussigny mostra come l’ebreo torni a essere rappresentato come nemico assoluto: potente, manipolatore, colpevole per definizione. Un immaginario antico, che richiama stereotipi medievali e moderni, ma riformulato con un lessico contemporaneo, ideologico, “accettabile”. Il risultato è un antisemitismo che non si riconosce più come tale e proprio per questo diventa più pericoloso.
Il libro mette in luce anche un altro aspetto inquietante: il silenzio, quando non la complicità, di una parte del mondo accademico e culturale. Le università, nate come luoghi di pensiero critico, diventano talvolta incubatori di slogan semplicistici, dove l’odio viene giustificato come coscienza politica e il dissenso bollato come tradimento morale. In questo clima, l’ebreo torna a essere il capro espiatorio ideale, simbolo di tutto ciò che si vuole combattere.
Parlare di questo libro significa dunque parlare di un pericolo reale: l’odio contro gli ebrei non è mai un fenomeno isolato. Storicamente, è sempre stato il sintomo di una crisi più profonda della civiltà europea, un segnale di regressione morale e intellettuale. Quando l’antisemitismo riemerge, anche sotto nuove forme, è l’intera società a essere in pericolo, perché si è già smarrito il senso della dignità umana universale.
Il silenzio italiano attorno al lavoro di Nora Bussigny è esso stesso significativo. Ignorare queste analisi non rende il problema meno reale. Al contrario, lo rende più facile da negare, più difficile da combattere. Les nouveaux antisémites non è un libro “contro qualcuno”, ma un atto di responsabilità civile: un invito a riconoscere che l’odio, quando non viene chiamato per nome, finisce sempre per tornare più forte. E, come la storia insegna, non si ferma mai alla sua prima vittima.
Lili
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