Quanto può costare un attimo di leggerezza al volante? In Svizzera, la risposta è sorprendente: può costare quanto una villa di lusso. È accaduto davvero, e la vicenda è entrata persino nel Guinness World Records come la multa per eccesso di velocità più cara della storia.
Il protagonista di questo episodio guidava una Ferrari Testarossa, icona degli anni Ottanta e simbolo di potenza e ricchezza. Quel giorno, però, la passione per la velocità ha superato i limiti consentiti: 137 chilometri orari in un tratto dove il limite era fissato a 80. Una violazione grave, che in molti Paesi avrebbe comportato il ritiro della patente e una sanzione di qualche migliaio di euro. In Svizzera, invece, la cifra ha assunto contorni quasi irreali: circa 290.000 dollari.
Non si tratta di un errore né di un eccesso di zelo giudiziario. È l’effetto di un principio giuridico ben preciso: la giustizia proporzionale. Il sistema svizzero non considera soltanto l’infrazione, ma anche la situazione economica del trasgressore. L’idea è semplice quanto radicale: una multa deve “fare male” allo stesso modo a chi guadagna poco e a chi possiede milioni. Punire un miliardario con una sanzione di poche centinaia di franchi sarebbe, in pratica, inutile, quasi simbolico. Per questo il tribunale ha commisurato l’importo al patrimonio del conducente, stimato in oltre 22 milioni di dollari.
Dietro questa scelta non c’è spirito punitivo, ma una concezione etica della legge. In Svizzera, nessuno può comprare il diritto di infrangere le regole. La ricchezza non diventa uno scudo contro la responsabilità. Anzi, proprio perché tutti sono uguali davanti alla legge, anche la sanzione deve essere realmente percepita come tale, indipendentemente dal conto in banca.
Il caso della Ferrari Testarossa è diventato emblematico perché mette in discussione un’idea diffusa: che le multe siano sempre uguali per tutti e che l’uguaglianza significhi identità di cifra. Il modello svizzero propone invece un’altra visione dell’equità: non trattare tutti allo stesso modo, ma ottenere lo stesso effetto su tutti. Un sacrificio proporzionato, non una somma fissa.
Naturalmente, il sistema divide l’opinione pubblica. C’è chi lo considera giusto e persino educativo, perché colpisce davvero chi altrimenti potrebbe ignorare le regole senza conseguenze. Altri lo giudicano discriminatorio, sostenendo che la legge dovrebbe essere uguale nella forma e nell’importo per ogni cittadino. La domanda resta aperta: è più giusto che una multa sia identica per tutti o che sia equa in base alle possibilità di ciascuno?
Di certo, questa storia insegna una cosa: in Svizzera la velocità può costare carissima, soprattutto se accompagnata da un grande patrimonio. La Ferrari corre veloce, ma la giustizia corre ancora di più. E ricorda che le regole della strada non sono un optional, nemmeno per chi può permettersi un’auto da sogno.
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