In Giappone, il peso di oltre duemila anni di storia imperiale grava oggi sulle spalle di un solo ragazzo: il principe Hisahito. Nato nel 2006, è l’unico erede maschio della famiglia imperiale giapponese e, secondo la legge di successione del 1947, l’unico che possa legittimamente aspirare al leggendario Trono del Crisantemo, riservato esclusivamente agli uomini. Una condizione che rende la continuità della monarchia più antica del mondo fragile come non mai.
Il problema è semplice nella forma, ma enorme nelle conseguenze. L’attuale imperatore, Naruhito, non ha figli maschi. Se anche Hisahito, in futuro, non dovesse avere un erede maschio, la linea dinastica rischierebbe di interrompersi. Uno scenario impensabile per un’istituzione che ha attraversato i secoli sopravvivendo a guerre, terremoti, occupazioni straniere e rivoluzioni sociali. Paradossalmente, ciò che oggi minaccia la continuità imperiale non è un nemico esterno, ma una regola interna: una legge che esclude le donne dalla successione al trono.
Per questo in Giappone si è riacceso un dibattito che va ben oltre la figura del giovane principe. È una discussione che tocca i nervi scoperti dell’identità nazionale: tradizione contro cambiamento, sacralità della storia contro principio di uguaglianza. Il Paese deve rimanere fedele a una norma che risale al dopoguerra o aprirsi alla possibilità di una imperatrice regnante? Non sarebbe la prima volta nella storia giapponese: in passato, seppur in epoche lontane, alcune donne hanno già seduto sul trono. Eppure oggi la questione divide l’opinione pubblica, spacca la politica, interroga la coscienza collettiva.
Nel frattempo, mentre parlamenti e commissioni discutono, Hisahito cresce. È un adolescente come tanti, ma allo stesso tempo è già diventato un simbolo: il volto umano di una crisi istituzionale silenziosa. Su di lui si proiettano le speranze di continuità e le paure di una rottura storica. Non porta soltanto il destino di una famiglia, ma quello di un’intera tradizione millenaria.
Il Giappone si trova così davanti a una scelta che non può più rimandare: conservare rigidamente il passato o reinterpretarlo per garantirgli un futuro. La monarchia più antica del mondo, che ha resistito alle tempeste della storia, oggi si misura con una domanda nuova e decisiva: può sopravvivere senza cambiare? La risposta non riguarda solo un trono, ma il modo in cui una nazione guarda a se stessa, al proprio passato e al proprio domani.
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