Nel gennaio del 1889, a Torino, Nietzsche ebbe un grave collasso mentale. L’episodio simbolico, spesso raccontato (anche se forse leggendario), è quello in cui, vedendo un cavallo frustato in piazza Carlo Alberto, si gettò al collo dell’animale in lacrime, abbracciandolo e poi crollando a terra.
Dopo questo evento, Nietzsche scrisse lettere deliranti — le cosiddette “Lettere della follia” — firmandosi a volte come “Dioniso”, a volte come “Il Crocifisso”.
Venne ricoverato prima a Torino, poi a Basilea, dove era stato professore, e infine in una clinica psichiatrica a Jena, sotto le cure del dottor Otto Binswanger.
La diagnosi all’epoca fu paralisi progressiva, cioè una forma di neurosifilide (una conseguenza della sifilide non curata), anche se oggi alcuni studiosi mettono in dubbio questa interpretazione e ipotizzano altre cause neurologiche o genetiche.
Nel 1890, la madre Franziska Nietzsche ottenne la sua custodia e lo portò a Naumburg, in Germania.
Nietzsche visse lì per anni in uno stato di demenza profonda: non era più in grado di scrivere né di parlare in modo coerente, riconosceva a malapena le persone e alternava momenti di calma a scoppi di aggressività o confusione.
Alla morte della madre (1897), Nietzsche fu affidato alla sorella Elisabeth Förster-Nietzsche, che lo portò a Weimar, dove fondò l’Archivio Nietzsche.
Elisabeth — una figura controversa, ideologicamente vicina al nazionalismo e all’antisemitismo — curò l’immagine del fratello, manipolando i suoi scritti per adattarli a una visione ideologica che Nietzsche stesso non avrebbe condiviso.
Nietzsche visse a Weimar in condizioni sempre più precarie fino alla morte, avvenuta il 25 agosto 1900, per una polmonite aggravata da un ictus.
Aveva 55 anni. Fu sepolto ad Röcken, il suo paese natale, accanto al padre.
Elisabeth era una donna di forti convinzioni nazionaliste, antisemite e völkisch (cioè legate all’idea di purezza del “popolo tedesco”).
Prima della “follia” del fratello, aveva già dimostrato queste simpatie: insieme al marito, Bernhard Förster, aveva tentato di fondare una colonia “ariana” in Paraguay chiamata Nueva Germania (un fallimento totale).
Dopo il ritorno in Germania, Elisabeth capì che l’opera del fratello — ormai celebre ma confusa e frammentaria — poteva diventare uno strumento ideologico.
Nel 1894, mentre Nietzsche era ancora vivo ma incapace di intendere, Elisabeth fondò a Weimar il Nietzsche-Archiv, un centro dedicato alla raccolta, pubblicazione e “cura” (in realtà manipolazione) dei suoi scritti.
Qui costruì una vera mitologia di Nietzsche come profeta della grandezza tedesca e dell’uomo nuovo.
Elisabeth modificò testi, lettere e frammenti, spesso mescolando o riscrivendo passaggi per far apparire Nietzsche:
Il caso più emblematico è quello del libro postumo “La volontà di potenza”, pubblicato da lei nel 1901:
Negli anni ’30, l’Archivio Nietzsche divenne un luogo di pellegrinaggio per i nazisti.
Ad esempio:
Dopo la Seconda guerra mondiale, gli studiosi iniziarono a smontare le falsificazioni operate da Elisabeth.
Grazie a un lavoro filologico accurato (soprattutto a partire dagli anni ’60), si è ricostruito il vero pensiero di Nietzsche:
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