Mario Scaramella
Economia, capitale umano e ruolo dell’Europa nella transizione
L’ipotesi di una caduta del regime iraniano a seguito di un intervento militare e di intelligence concentrato in un arco temporale estremamente breve aprirebbe per l’Iran una fase completamente nuova. Una fase segnata da una rapida riapertura economica, dalla riconfigurazione delle relazioni internazionali e dal progressivo rientro del Paese nei circuiti finanziari e commerciali globali, favorito dalla rimozione delle sanzioni e dalla riattivazione dei flussi di investimento estero.
Nel medio periodo, stimabile tra i 12 e i 36 mesi, il volume degli scambi commerciali tra l’Iran e il resto del mondo potrebbe superare i 250–300 miliardi di dollari annui. A sostenere questa crescita sarebbero settori oggi fortemente compressi o sottoutilizzati: energia e infrastrutture, logistica e trasporti, manifattura avanzata, agroindustria, beni culturali, turismo sostenibile e green economy. Grazie alla sua posizione geografica, l’Iran tornerebbe a svolgere un ruolo di hub strategico tra Asia, Medio Oriente ed Europa, con ricadute significative sulla stabilità economica regionale.
Formazione e capitale umano come leva strategica
In questo scenario di possibile transizione, il tema centrale non sarebbe soltanto la ricostruzione economica, ma soprattutto la valorizzazione del capitale umano. È in questa prospettiva che si inserisce il Capri Campus, operante nell’ambito del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Napoli, con il supporto della Commissione Privacy & Security, coordinata dall’Avvocato Sergio Falcone.
Dal 2022 il Capri Campus promuove un Master MBA in Economia dei Beni Culturali e Ambientali a indirizzo internazionale, concepito per integrare management, sostenibilità e stato di diritto. Il percorso formativo combina competenze in:
• management dei beni culturali e ambientali,
• sostenibilità e green economy,
• compliance, privacy e rule of law,
• cooperazione internazionale e inclusione formativa.
La missione del Campus è chiaramente orientata a un alto impatto sociale e culturale, favorendo l’accesso a percorsi di alta formazione per studenti provenienti da aree geopolitiche fragili, inclusa la Repubblica Islamica dell’Iran e l’area persiana, anche attraverso borse di studio di natura umanitaria.
La diaspora persiana e l’iniziativa a Bruxelles
In questo quadro si colloca la partecipazione del Capri Campus e di rappresentanti della diaspora persiana a iniziative pubbliche a Bruxelles. Si tratta di un’azione con finalità accademiche, civili e umanitarie, attentamente costruita per evitare qualsiasi profilo conflittuale o diplomaticamente sensibile.
L’obiettivo è duplice: da un lato, sensibilizzare le istituzioni europee sul valore del capitale umano iraniano e persiano; dall’altro, promuovere istruzione e formazione come strumenti concreti di stabilizzazione e sviluppo. In particolare, l’iniziativa mira a sostenere il diritto allo studio e alla mobilità accademica, a promuovere la formazione manageriale in settori non ostili e non strategicamente sensibili — come beni culturali, ambiente, green e orange economy — e a rafforzare il ruolo dell’Europa come incubatore neutrale di competenze, capace di attrarre talenti senza inimicare alcuna macro-area geopolitica.
L’incubatore come ponte tra transizione e sviluppo
Il fulcro della visione strategica è rappresentato dall’incubatore collegato al Capri Campus, pensato per selezionare i migliori candidati iraniani e dell’area persiana e accompagnarli in percorsi MBA orientati alla ricostruzione economica sostenibile, alla tutela del patrimonio e allo sviluppo di imprese culturali e ambientali.
In uno scenario di transizione iraniana, questo modello consentirebbe di formare una nuova classe dirigente economica e professionale, facilitare l’integrazione dell’Iran nei flussi globali post-sanzioni e posizionare l’Italia e l’Europa come hub di formazione, etica e innovazione nella nuova economia verde e culturale.
Una sfida di lungo periodo
A sottolineare il valore strategico di questo approccio è Mario Scaramella, responsabile del corso e da anni impegnato sulla questione iraniana:
«L’eventuale apertura dell’Iran al sistema internazionale non sarebbe solo una questione geopolitica o commerciale, ma soprattutto una sfida di capitale umano e governance. In questo quadro, iniziative come quelle del Capri Campus dimostrano come l’Europa possa svolgere un ruolo pragmatico e costruttivo, investendo su istruzione, inclusione e sostenibilità come leve di lungo periodo. Un approccio silenzioso ma strutturale, capace di trasformare una fase di transizione in un’opportunità di sviluppo condiviso. Il patrimonio culturale persiano va messo al centro adesso e difeso con tutti i mezzi».
Un messaggio che sintetizza una visione chiara: la transizione iraniana, se e quando avverrà, si giocherà non solo sui mercati e sulle infrastrutture, ma sulla capacità di formare persone, proteggere cultura e costruire istituzioni economiche sostenibili nel tempo.
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