Fu nella primavera del 1540 che il destino prese la forma di una giovine donna dai capelli color miele e dagli occhi luminosi come vetro antico. Caterina Howard era giovane, frivola, danzava come il raggio d’un sole di maggio tra le ombre stanche della corte. Enrico VIII, già segnato dagli anni e dalle ferite del corpo e dell’anima, la vide e ne rimase incantato.
Ella lo chiamava “mio signore e re”, e rideva con grazia, come se la corona fosse un diadema di sogni. Per lui, che aveva già consumato quattro matrimoni, quella fanciulla divenne la promessa di una giovinezza ritrovata. A luglio del 1540, Enrico la prese in moglie: aveva diciotto anni, lui quasi cinquanta.
I cortigiani mormoravano che mai il re fosse apparso tanto lieto. Ma tra le sete e i profumi di corte, dietro le tende ornate, il passato della regina dormiva inquieto — e si sarebbe presto risvegliato.
Nel 1541 il re decise di recarsi a nord, a York, per mostrare il proprio potere e forse incontrare il re di Scozia. La giovane regina era al culmine del favore: le venivano concessi gioielli, feudi, feste e musiche. Ma nel suo cuore, forse, cresceva la noia — o un desiderio troppo umano di tenerezza.
Fu allora che Thomas Culpeper, giovane gentiluomo della camera del re, dallo sguardo audace e dalle maniere eleganti, divenne la sua ombra. Si dice che si scambiassero lettere, che la regina lo chiamasse “dolce cuore mio”, e che Lady Rochford, vedova di George Boleyn, facesse da messaggera.
Le notti di Hampton Court videro i loro incontri furtivi: pochi minuti di parole, un tocco di mani, e il pericolo sospeso come un filo invisibile.
L’autunno portò con sé il viaggio verso nord. Il corteo reale attraversò campagne e villaggi, un fiume di sete e di stendardi che pareva non finire mai. Caterina cavalcava accanto al re, mentre il vento le scompigliava i capelli. Ma dietro di lei, sempre vicino, c’era Culpeper.
A York il popolo salutò la coppia reale con grida e musiche. Enrico mostrava la sua gloria, ma il re di Scozia non venne: il fasto della visita si mutò in irritazione e silenzio.
Nelle sere lunghe d’autunno, mentre la pioggia picchiettava sulle finestre, le ombre si fecero più ardite. Si parlò di incontri, di sguardi rubati, di lettere portate di nascosto. Forse nulla di più che un sogno romantico — ma per un re sospettoso, bastava il sospetto per far scattare la lama.
Quando la corte fece ritorno a Londra, l’eco del viaggio la precedette. Voci, confessioni, nomi. L’arcivescovo Cranmer trovò lettere, domande, prove. Caterina fu rinchiusa nelle sue stanze a Hampton Court: vagava piangendo, implorando di parlare col re, ma Enrico non volle vederla.
Culpeper e Francis Dereham furono arrestati. Il primo, il presente peccato; il secondo, il passato mai dimenticato. Il 10 dicembre 1541, entrambi morirono a Tyburn — impiccati, sventrati e squartati davanti alla folla.
Lady Rochford li seguì due mesi dopo, insieme alla stessa Caterina.
La giovane regina salì al patibolo nella Torre di Londra il 13 febbraio 1542. Indossava un semplice abito nero. Si dice che chiese perdono a Dio e al re, e che prima di chinarsi sulla scure mormorasse:
“Morirei cento volte per lavare il mio peccato.”
Il colpo fu rapido. La folla tacque. E il vento di febbraio portò via, insieme alla sua giovinezza, anche l’ultima illusione d’amore del vecchio Enrico VIII.
Abbiamo voluto conversare con Chantal Fantuzzi su una vicenda triste e patetica di un lontano…
Yoklux Censored Se si inizia a leggere l’enorme mole di documenti e files del caso…
Un avvocato dei Clinton ha dichiarato che la coppia ha accettato di testimoniare davanti alla…
Nel cuore del X secolo, quando Roma era più un mosaico di torri fortificate e…
Dipartimento di Giustizia | Homepage | Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti clicca qui sopra…
Un viaggio a ritroso nel tempo, per rievocare le origini e i costumi della Costantinopoli…
This website uses cookies.